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Ponte distrutto dall’alluvione: riparazioni impossibili fino al 19 marzo foto

di Lorenzo Falconi

SANT’ANDREA – Il ponte sul fiume Albegna deve attendere, al momento non può essere ricostruito, almeno fino al 19 marzo. Slitta ancora la data di partenza dei lavori di sistemazione di una infrastruttura necessaria per la viabilità locale, interrotta ormai dal 12 novembre, giorno tristemente noto in Maremma per la drammatica alluvione. La strada provinciale 94 che collega Sant’Andrea con la Marsiliana, resta così ancora interrotta, mettendo in ginocchio più del dovuto una intera comunità. I motivi dell’ulteriore ritardo sono da ricercare in un accertamento tecnico preventivo, richiesto al Tribunale Civile, da parte dei legali di una delle vittime del crollo del ponte. Nella circostanza, infatti, persero la vita 3 dipendenti dell’Enel.

Una decisione che allunga ulteriormente i tempi di ritorno alla normalità, visto che ormai sono 4 mesi che la popolazione locale è afflitta da disagi, con difficoltà incredibili in fatto di viabilità e logistica. Per questo il comitato “Il Ponte”, questa mattina ha inaugurato il presidio con tanto di cartelli di protesta, contro tutti i ritardi che si sono verificati nell’ultimo periodo. «Abbiamo massimo rispetto per le vittime e per i loro familiari – spiegano dal comitato -, ma abbiamo dentro una grande esasperazione dovuta alle difficoltà quotidiane. Il ponte significa sicurezza, viabilità, possibilità di turismo. La nostra comunità è praticamente isolata. Il presidio non si sposterà da qua fin quando non vedremo i risultati».

Anche il sindaco di Magliano in Toscana, Giampiero Tofanelli è al presidio: «Speravamo in una soluzione veloce, adesso si intravede la data del 19 marzo, ma i tempi sono sempre troppo lunghi. La Pasqua è molto vicina e ricordiamoci che questo territorio che ha l’agricoltura messa in ginocchio, vive anche di turismo e di agriturismi. Avere una viabilità disastrata ci affossa ulteriormente». Scendono in campo anche le associazioni di categoria del mondo agricolo, con Francesco Viaggi, presidente Coldiretti, convinto che «la viabilità è troppo strategica per la zona, occorre un atto di consapevolezza per ripristinare quanto prima i servizi di una comunità bersagliata dal maltempo ormai da 5 mesi». Per Anton Francesco Vivarelli Colonna, presidente Confagricoltori, la situazione «è paradossale, perché i problemi burocratici impediscono di risolvere il problema. In Cina in 3 mesi evacuano e poi ricostruiscono intere città, in Italia in 4 mesi non riusciamo a ripristinare un ponte». Per Enrico Rabazzi, presidente della Cia, «occorre far pressione per rappresentare l’esigenza, perché c’è da portare a casa il risultato. Il mancato ripristino del ponte, tra l’altro, sta causando un eccessivo traffico sull’unica strada percorribile che genera insicurezza e non vorrei assistere ad altre tragedie»

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