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Obiezione di coscienza e interruzione di gravidanza: il tema all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Regionale

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GROSSETO – Una interrogazione in Consiglio Regionale rivolta all’assessore al Diritto alla Salute della Regione Toscana, Luigi Marroni, in merito ad una questione che molte donne e che riguarda l’effettivo esercizio di un diritto sancito dalla legge 194, quello all’interruzione volontaria di gravidanza. Lucia Matergi (nella foto a destra), consigliera regionale PD eletta in Maremma ha elaborato il documento, sottoscritto anche dalle consigliere del PD Daniela Lastri e Rosanna Pugnalini, che verrà posto all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Regionale dei giorni 5 e 6 marzo.

Il problema di fondo messo in luce dall’interrogazione è l’interruzione di gravidanza e l’allargamento indebito degli effetti dell’obiezione di coscienza: di fatto l’enorme numero di operatori sanitari obiettori di coscienza rende difficile avvalersi della legge, considerando che l’obiezione dovrebbe coinvolgere l’atto stretto chirurgico e non quanto ruota intorno ad esso, a partire dalle premesse, quelle che avvengono nei consultori.

«La 194 è una buona legge – sostiene la consigliera Lucia Matergi.- Nel tempo ha portato ad una diminuzione notevole delle percentuali delle donne che ricorrono all’interruzione di gravidanza: segno che l’impegno all’informazione sui metodi contraccettivi e al sostegno alle donne in difficoltà è stato reale e sistematico. Eventuali recrudescenze del fenomeno sono dovute ai comportamenti delle donne straniere, molte delle quali contninuano a utilizzare l’interruzione di gravidanza come strumento di controllo delle nascite. Ma anche in questo campo l’opera di sensibilizzazione delle strutture sanitarie pubbliche preposte sta dando buoni risultati.»

«Per questo chiediamo alla Giunta Regionale – ha proseguito Lucia Matergi – di introdurre
meccanismi di salvaguardia della libera scelta delle donne, i cui diritti stanno almeno sullo stesso piano di quelli degli obiettori. L’interrogazione raccoglie la preoccupazione e l’allarme di tante associazioni femminili della Toscana che hanno tenuto con me e con altre consigliere della Toscana un contatto costante, fatto di informazioni e di sollecitazioni. Al loro contributo si deve molto della mia consapevolezza sul tema. Un esempio di buone pratiche e di rapporto tra società civile e istituzioni ed un esempio di politica al femminile».

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