Dimissioni di Papa Ratzinger. L’INTERVISTA – Don Paolo Gentili: «Scelta di grandissima umiltà»

di Rita Martini

GROSSETO – “La scelta del Papa dimostra una grandissima umiltà”. A parlare così, pochi minuti dopo l’annuncio senza precedenti di Benedetto XVI di dimettersi, è il grossetano don Paolo Gentili (nella foto – Fonte: Diocesi Campobasso Bojano) che da anni ricopre l’incarico a Roma di Direttore Nazionale per la Pastorale della Famiglia e già parroco a Roselle. A caldo, dopo le parole di Ratzinger, abbiamo parlato con lui per sapere come si vivono questi momenti proprio nella sede del Vaticano.

“Ci stringiamo al Santo Padre perché la Sua decisione non sarà stata facile. Anzi dimostra l’elevatissimo senso di responsabilità che ha sempre avuto verso la Chiesa che oggi più che mai ha bisogno di stabilità e le condizioni di salute del Papa non gli avrebbero permesso di portare avanti questo compito. Ancora una volta ha dimostrato la sua umiltà, la sua, diciamo così, poca attenzione verso il potere. Ha preferito scegliere di lasciare prima di mantenere una guida che non sentiva più di poter portare avanti”

C’erano stati dei segnali?
“Più volte il Papa aveva parlato delle sue condizioni di salute difficili ma mai si sarebbe pensato ad una decisione così forte e a una scelta storica davvero perché nella storia della Chiesa mai nessun Papa si è dimesso per motivi di salute. E’ stata una scelta molto personale”

E adesso che succederà?
“Succederà quello che prevede la legge ecclesiastica, come per ogni Papa che viene a mancare. Si crea un’attesa per sapere chi avrà il delicatissimo incarico di successore, ma questa volta l’attesa è resa più confortante dal fatto che il Papa da sostituire è ancora vivo e può illuminare ancora questa attesa senza angosce”.

Ci sono dei nomi?
“Nessuna indiscrezione”

Quale è l’importanza di Papa Benedetto XVI nella storia della Chiesa. Per cosa sarà ricordato?
“E’ stato un grandissimo teologo, il consulente più accreditato da Giovanni Paolo II. E’ stato un grande pastore nel momento difficile che vive la Chiesa. Porto dentro di me la sera del 2 giugno, a Milano, nell’incontro mondiale con le famiglie. Una coppia di Atene si avvicinò a lui raccontandogli la storia difficile della propria azienda e lui disse a tutti noi che per salvarsi dal baratro occorreva una nuova civiltà di amore e solidarietà delle persone e delle famiglie. Mi auguro che il suo successore sappia esprimere con altrettanta bellezza l’amore per la famiglia.”

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