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Sanità, Marroni: la riorganizzazione non comporterà la chiusura degli ospedali maremmani foto

di Barbara Farnetani

GROSSETO – Un taglio del 10% in meno di tre anni al fondo sanitario regionale per una cifra che, alla fine, ammonterà a circa 700 milioni (per intenderci il bilancio della Asl 9 ammonta a 400 milioni). È questa la base da cui parte la prossima riorganizzazione sanitaria in Toscana. A spiegare la riforma che sarà avviata a breve, l’assessore regionale alla salute Luigi Marroni, ospite ieri di un incontro dal titolo “La salute ci sta a cuore” organizzato dall’unione comunale del Partito Democratico grossetano.

«Sulla sanità – afferma Roberto Panfi, segretario Pd Grosseto – dobbiamo porci delle domande, perché quando si taglia e si dice che si mantengono i servizi il dubbio è che si tagli sulla qualità». Ha parlato invece di una manovra «che non è stata minimamente passata al vaglio della comunità locale per quanto riguarda il taglio dei posti letto» il presidente della Conferenza dei Sindaci della Provincia di Grosseto, Emilio Bonifazi. Un tipo di percorso che, secondo Bonifazi, è stato portato avanti a livello direzionale, senza una vera consultazione con i territori di riferimento che non sanno «quale ruolo dovranno giocare».

«Quello che è stato predisposto è un quadro generale, che – afferma Marroni (nella foto sotto) – poi sarà rielaborato da un punto di vista attuativo, a livello di Asl o di area vasta. Per questo l’accordo e la concertazione con i vari sindaci è una necessità» l’assessore regionale ha poi elencato i punti salienti di questa riorganizzazione: il potenziamento di ciò che si ha sul territorio che parte da una riqualificazione del ruolo del medico di medicina generale che lavorerà in pool, una vera e propria evoluzione del medico di famiglia che comporterà un potenziamento del servizio, con un pediatra, infermieri, una diagnostica di base sei-sette medici di base e un servizio di guardia medica disponibile anche di giorno, così da seguire dalle sei alle dieci mila persone.

Un aumento del 10% dell’assistenza domiciliare, e un potenziamento della medicina pro-attiva, ossia una sorta di screening costante sui pazienti cronici, grazie ai medici di base che sanno quali dei loro assistiti sono più a rischio, così da stabilire una serie di visite e anticipare la malattia.

Il sistema dovrà essere riorganizzato così da coprire il territorio in maniera omogenea, infine in programma c’è anche un aumento dei posti letto cosiddetti di cura intermedia che saliranno di 5-700 unità. Si tratta di una assistenza intermedia tra quella massima garantita dagli ospedali e quella che offrono le RSA. In questo modo si andrà a coprire le lunghe degenze, magari degli anziani, situazioni di cronicità della malattia che non necessitano del tipo di cure garantite da un ospedale. A sostegno di questa riforma arriveranno sul territorio circa 42 milioni di euro. Si potenzieranno gli ospedali Universitari e quelli che una volta erano detti ospedali provinciali (come il Misericordia) con una trasmigrazione di funzioni dagli ospedali medi «ma – come sottolinea Marroni – non è prevista la chiusura di nessun ospedale, anzi, se c’è qualche eccellenza storicamente radicata sarà mantenuta. Gli ospedali si dovranno riorganizzare al loro interno, fatto tutto ciò i posti letto avanzeranno.» ribadisce Marroni che respinge così l’ipotesi di tagli indiscriminati di posti letto, ricordando che in Toscana i posti letto sono troppi, 12 mila con un tasso di occupazione del 67% «un letto su tre non viene mai utilizzato in un anno. Vogliamo che la percentuale salga all’80-85%. Insomma taglieremo letti già vuoti.» conclude Marroni che parla anche di investimenti nei sistemi informatici per facilitare l’accesso e di una riorganizzazione che riguarderà 60 mila persone.

Marco Ruggeri, responsabile sanità del Pd regionale ha parlato del servizio sanitario pubblico, universalistico e solidaristico come di un elemento identitario per il suo partito. Anche il consigliere regionale Lucia Matergi ha parlato di salute e scuola pubbliche come di due capisaldi «questa riorganizzazione non è stata una decurtazione. Bisogna andare incontro ad una popolazione toscana che negli anni è profondamente cambiata, diventando, ad esempio, più anziana.»

 

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