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Terminata la rampa di accesso al Duomo, il vescovo: la Cattedrale deve offrire accoglienza totale foto

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di Barbara Farnetani

GROSSETO – Sarà inaugurata sabato 5 gennaio alle 14.30 la rampa che consentirà l’accesso al Duomo di Grosseto anche a chi è disabile. «C’è voluto tempo, lavoro e dedizione – ha affermato il vicario della Diocesi Monsignor Desiderio Gianfelici – ma alla fine ce l’abbiamo fatta» un’idea questa che parte da lontano sin dall’arrivo in città dell’allora Vescovo Franco Agostinelli, ma che ha iniziato ad avere un peso vero solo nel 2005. Da allora si sono susseguiti progetti e riunioni tra Diocesi, comune di Grosseto e tre soprintendenze e la conferenza dei servizi per acquisire tutti pareri necessari. «Costruire una rampa di accesso ad un monumento storico non è la stessa cosa che costruirla per le altre chiese – afferma Africo Dondolini – per questo la cattedrale è stata l’ultima a dotarsene, ma tutto era partito già nel 2005.»

Secondo monsignor Franco Cencioni la Cattedrale è tornata così ad essere il centro della città «Agostinelli se ne è occupato dal 2003,, non è stato semplice si tratta della realizzazione di una rampa su un’opera d’arte del ‘200». Olivia Bruschettini, dell’ufficio beni culturali ecclesiastici della diocesi ha poi ripercorso la storia della rampa, dalla pubblicazione del bando nel gennaio 2011, a cui seguì una mostra con i 48 progetti esposti. «Chi ha prestato la propria opera – afferma – lo ha fatto in forma gratuita» e ricorda le difficoltà incontrate nello spostamento della cosiddetta colonna dei Bandi che nessuno sapeva se di competenza del Comune, della Provincia o alla Diocesi. «Per noi si è trattato di una grande opportunità» ha affermato Simone Rusci che insieme a Giulio Conti, Gesuè Ariganello, e Bernardo Claus fa parte del team di architetti che ha progettato la rampa. Il loro progetto “Passoduomo” è rimasto tale e quale come era stato presentato, tranne che per il materiale di rivestimento. È stato necessario uno scavo archeologico per il ritrovamento di una porzione di pavimentazione a lisca di pesce di epoca rinascimentale e per alcune ossa che poi sono state nuovamente alloggiate sotto la rampa. Ma la parte più difficile è stata il trasferimento della colonna dei Bandi che in realtà è un assemblaggio di colonne di varie epoche, sormontate da un capitello romano e un basamento che risale al 1966.

«La nuova struttura non modifica in alcun modo la chiesa, anche i gradini sono intatti – prosegue Rusci – la rampa in travertino è solo appoggiata e volendo potrebbe essere rimossa senza modificare minimamente il Duomo» il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, ha parlato di opera significativa, «che forse si presterà a qualche disappunto, però non era facile intervenire in una situazione del genere»

Per quanto riguarda la costruzione, dietro indicazione del Vescono Agostinelli la scelta è caduta su una ditta locale la Lauria, che ha donato una parte delle ore di lavoro. Il costo totale è stato di 150 mila euro, con contributi dall’otto per mille, la provincia e il comune. Per quanto riguarda i ritrovamenti di frammenti di ossa umane l’archeologo Andrea Patacchini ipotizza che, dopo l’editto Napoleonico contro i cimiteri in città si sia sfatto quello che si trovava dietro il Duomo disseminando le ossa nella piazza. Apprezzamento è arrivato da Lorella Ronconi, la prima a sollevare il problema dell’accesso dei disabili nelle chiese cittadine: «Quando sono andata a Roma per il Giubileo la città era piena di scivoli – ricorda -, il tema era “spalancate le porte a Cristo”, tornata nella mia città scrissi a tutti i sacerdoti della Diocesi. La cattedrale era la cosa più importante, essendo anche opera d’arte d’interesse turistico, anche per questo la rampa era diventata un punto particolarmente importante per noi»

Ha espresso gratitudine verso Agostinelli il vescovo Guglielmo Borghetti, Amministratore apostolico della diocesi di Grosseto. «Una realizzazione che resterà nella storia di Grosseto – afferma – la Cattedrale è la Chiesa madre proprio per la sua accoglienza totale per questo non devono esserci esclusioni. Conciliare arte e difesa dei diritti delle persone – conclude Borghetti – è una sfida da affrontare sempre e comunque»

 

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