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La Maremma si appella a Governo e Senato: per gli alluvionati stop alle tasse

GROSSETO – Sospendere nell’immediato il pagamento dell’Imu per chi in provincia di Grosseto ha subìto danni a causa dell’alluvione dello scorso 12 novembre. E poi modificare il testo dell’articolo 37-bis della Legge di stabilità (che recepisce l’emendamento che ha stanziato 20 milioni per la ricostruzione post alluvione), in modo da consentire al commissario regionale (Enrico Rossi) di poter sospendere i termini delle scadenze amministrative, fiscali, contributive e assistenziali per i residenti nelle aree alluvionate. È l’oggetto dell’appello fatto al Governo e ai senatori di tutti gli schieramenti politici da Leonardo Marras, Annarita Bramerini, Gianni Lamioni e dai sindaci di Orbetello e Manciano. Monica Paffetti e Marco Galli.

«Lunedì prossimo – spiegano i cinque firmatari dell’appello – scadranno i termini per il pagamento della seconda rata dell’Imu, per cui in assenza di un decreto ad hoc del Governo i residenti e i titolari di aziende nelle zone alluvionate nella Maremma del sud, rischiano di dover pagare l’imposta o in alternativa di essere considerati morosi nei confronti di Stato e Comuni. Considerata la situazione drammatica in cui tutt’oggi versano quelle zone, pertanto, chiediamo al Governo d’intervenire per sospendere i pagamenti dell’imposta municipale sugli immobili.

C’è poi – aggiungono Marras, Bramerini, Lamioni, Paffetti e Galli – la necessità che il Senato, in sede di approvazione definitiva della Legge di stabilità, modifichi il testo dell’emendamento che ha stanziato 250 milioni per la ricostruzione nelle zone alluvionate, in modo da conferire al commissario straordinario, che sarà il presidente della Regione, gli stessi poteri attribuiti ai presidenti delle regioni colpite dal terremoto. Che gli consentono di sospendere i termini degli adempimenti fiscali, contributivi, assistenziali e amministrativi, così da dare a cittadini e imprese la possibilità e il tempo di riprendere le loro attività ordinarie, ripristinando beni strumentali e abitazioni.

Un’altra modifica che appare necessaria – aggiungono – è quella di ripartire con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del presidente della Regione, anche tenuto conto delle risorse finanziarie messe a disposizione dalla regione medesima, le risorse stanziate in misura non inferiore all’80% al ripristino delle infrastrutture e alle altre opere danneggiate, alla realizzazione delle opere prioritarie per la messa in sicurezza dei territori colpiti. E per la restante quota, alla copertura degli oneri connessi al parziale indennizzi dei danni subiti dalla popolazione e, ove non siano già stati adottati i provvedimenti di cui all’art.5 della legge 24 febbraio 1992, n.225, agli interventi urgenti di soccorso ed assistenza alla popolazione.

Infine – concludono i firmatari – è importante affrontare anche il tema delle deroghe al Patto di stabilità degli enti locali, in modo da consentirgli di concorrere alla ricostruzione anche con le proprie risorse».

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