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L’incubo fango: l’alluvione ha cancellato le colture di grano e cereali della Maremma foto

GROSSETO – Un settore strategico per l’agricoltura toscana messo ko dalle piogge. E’ la produzione grossetana di seminativi e cereali seriamente danneggiata dalle alluvioni delle scorse settimane, che hanno compromesso le semine dei cereali autunno vernini e probabilmente anche quelle primaverili. «Un disastro che ha colpito un settore fondamentale come quello cerealicolo – dichiara Christian Heinzmann, presidente di Toscana Cereali – ed ancora ad oggi non siamo certi se quei terreni saranno nelle giuste condizioni per consentire una coltivazione di colture primaverili».

I numeri Toscana Cereali, cooperativa agricola con oltre 3.300 soci e 15 cooperative aderenti, raggruppa nel territorio di Grosseto numerose imprese e 7 cooperative agricole. Secondo i dati Istat del 2012 nella provincia di Grosseto i seminativi ammontano a 40.000 ettari, di cui 25.000 a grano duro, per una produzione totale di circa 140.000 tonnellate di cereali. Gli ettari coltivati a grano duro hanno consentito quest’anno una produzione di 100.000 tonnellate di prodotto.

«Il maltempo delle scorse settimane ha provocato due tipi di danni – sottolinea il direttore di Toscana Cereali Giacomo Taviani -. Il primo, diretto, nello stoccaggio dove il grano conservato nei silos e nei magazzini di raccolta è stato sommerso da 60-80 cm di acqua. Il secondo danno è dovuto alle prossime mancate semine. I terreni – prosegue Taviani – risultano infatti colmi di acqua e di molti altri materiali tra i quali detriti, ghiaie, terreni di riporto, olii. Nelle pianure i fondi di limo stratificati non consentono ormai da giorni un corretto assorbimento e deflusso delle acque stagnanti; anche nelle zone più collinari il terreno è smottato per non parlare della completa distruzione delle sistemazioni idrauliche agrarie a partire dalle fosse di scolo ormai non più esistenti perché colme di fango. Qualsiasi prossima quantità di acqua andrà a sommarsi a quella giacente da tempo nei terreni».

«Non è il momento di puntare il dito contro la politica e gli amministratori, che anzi, nel corso degli anni, si sono impegnati per far fronte ai problemi legati al clima. Bisogna però fare di più, anche dal punto di vista morale, per non disperdere l’apporto importantissimo che le aziende agricole danno a tutta l’economia regionale».

Due, in particolare, le aziende che hanno subito i danni maggiori che ammontano complessivamente a quasi 1 milione di euro: la cooperativa di  produttori della Costa d’Argento, COPACA, e la Agrimaremma. «Le nostre prime stime sono di 400mila euro di danni nello stabilimento di Polverosa – spiega Roberto Angioloni, direttore di Copaca – tra merci perse perché si trovavano al di fuori dello stabilimento, concimi danneggiati dall’acqua, e 5-7 quintali di grano da buttare stoccato in otto silos allagati alla base. E altri 400mila euro nello stabilimento ortofrutticolo di Albinia dove sono andati persi 1800 quintali di cipolle e 50-60 quintali di zucche. Le 6 celle frigorifere con i motori sono andati sott’acqua con quadri elettrici e compressori e dovremo stimare l’entità del danno. Risultano fuori uso anche  2 muletti del valore di 30-40mila euro così come la linea di calibrazione del melone e le insacchettatrici per cipolle oltre agli uffici dove l’acqua ha danneggiato tutto il mobilio e le apparecchiature telefoniche». «I danni stimati ammontano a 130-150mila euro – racconta Giulio Fontana direttore di Agrimaremma -, i maggiori si sono verificati nello stabilimento di Sgrillozzo che si trova in prossimità del fiume Elsa che durante l’alluvione è uscito dagli argini. I danni stimati sono relativi a cereali (mais, grano duro  e tenero, orzo e avena) e concimi stoccati in questo stabilimento; quelli non stimabili sono relativi alle semine che gli agricoltori nostri associati non potranno fare perché oltre 500 ettari di campi sono andati allagati. Danni che si ripercuoteranno anche sulle semine primaverili, tutto dipende da come evolverà il meteo».

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