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L’INTERVISTA – Pennetta, il cantautore operaio, si racconta

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di Annalisa Mastellone

GAVORRANO – E’ già “cliccatissimo” online il nuovo singolo di Pennetta, all’anagrafe Michele Carusi, che in “21-12-2012- il blackout delle menti” canta la “fine del mondo” profetizzata dai Maya come un particolare “giudizio universale” che cancellerà dal pianeta chi ha fatto del male. Tutto in un video apocalittico, ma con un finale di speranza, che accompagna la canzone (su youtube e www.pennettasito.it), nata durante un breve periodo di ferie dal lavoro alla Lucchini, dove Pennetta, quarantenne, fa l’operaio. “Se la fine del mondo è incerta – ha detto – quella della Lucchini per molti è ormai sicura”.

Com’è nata l’idea di questo nuovo pezzo?

«Stavolta mi ha incuriosito il fatto di riuscire a scrivere qualcosa riguardante la “profezia Maya” del 21 dicembre 2012, data che segnerebbe la fine di questo mondo, l’inizio di una nuova era, la rinascita e via dicendo. Visto che ognuno poi interpreta questo messaggio a suo modo, si sente parlare di catastrofi ambientali, inversione dei poli magnetici, cambiamenti interiori delle persone ecc. Io invece associo il 21 dicembre a una specie di giudizio universale in cui ognuno verrà giudicato per ciò che ha fatto in vita. Il tutto riferito ai giorni nostri. Infatti la data 21-12-2012 non sarebbe altro che il risultato ottenuto dalla somma di tutti i malestri che giorno dopo giorno l’uomo va compiendo, a cominciare da coloro che detengono il potere finanziario che a spese della povera gente creano panico alternando il benessere alla crisi economica a seconda di cosa richiede il mercato. E poi i politici “imbroglioni” a tutti i livelli. Sindaci e giunte comunali che per quattro soldi trasformano paesi e città bellissime in cimiteri, nel vero senso della parola, perché pensando di vincere anche la natura, non solo deturpano l’ambiente cambiando il corso dei fiumi come fanno coi sensi unici, ma per risparmiare a loro beneficio insieme ai loro degni compari architetti, approvano e fanno costruire edifici che oltre ad essere bruttissimi nascono già con l’osteoporosi. E poi cosa succede? Che alla prime piogge i paesi si allagano e le case pure, tranne quelle di cui parlavo prima perché nel frattempo sono già crollate. E ancora preti che si nascondono dietro alla parola di Cristo per compiere le cose più meschine, assassini, stupratori, incendiari, e tutti quanti quei poveri, che nascondendosi dietro la loro povertà, come se fosse una disgrazia, contribuiscono al disfacimento del pianeta».

Qual è la speranza “oltre” il 21 dicembre?

«Non so cosa e se accadrà davvero. Ma credo molto al detto “tutto il mondo è paese” e vedendo cosa succede proprio nel mio, Gavorrano, un piccolo comune dove ultimamente si sono creati dei veri e propri “rioni di partito” e dove qualcuno è riuscito a frammentare una comunità storica, penso sia necessaria una rivoluzione. Forse sarebbe l’ora di uscire dalle sezioni, ritrovarci tutti in piazza e ricominciare a chiamarci per nome, proprio come quando eravamo piccoli. Ecco forse è proprio quello che dovremmo fare, tornare un po’ indietro. Se Bersani, Renzi, Berlusconi, Casini ecc. vedono la crescita come unica via di salvezza, io invece dico che la decrescita è l’unica via di scampo, il ritorno alle cose semplici, alle cose vere, bisogna che le nonne ricomincino a fare la marmellata in casa, serve ricominciare a parlare davvero, non con i computer, dentro ai quali si sta nascondendo a nostra insaputa un nuovo “Hitler”, ma con altre persone in carne ed ossa. E la rivoluzione deve cominciare proprio dai piccoli comuni che saranno i primi a soccombere altrimenti tra non molto verranno cancellati perfino dai navigatori e la parola “Gavorrano” sarà solo un triste ricordo. Questo è quello che secondo me dovrebbe succedere il 21-12-2012: una catastrofe, ma positiva, per il proseguimento dell’umanità. La peggiore disgrazia per l’uomo sarebbe proprio se in quella data, invece, non cambiasse nulla».

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