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Arrestato finto ginecologo: si faceva mandare foto intime per consulti

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BOLOGNA – Si spacciava per ginecologo e offriva consulenze mediche via telefono, per le quali si faceva mandare foto delle parti intime. Con questo espediente, un trentenne lucano è riuscito a ingannare almeno nove giovani donne, convinte a compiere atti sessuali e a spedirgli, sempre via telefono, la “documentazione” fotografica. L’uomo è stato arrestato dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Bologna, che ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per violenza sessuale aggravata. L’uomo era già ai domiciliari per un’altra vicenda di violenza sessuale e, non potendo in teoria comunicare con l’esterno, aveva messo in piedi l’intero sistema di adescamento utilizzando il telefono cellulare e l’indirizzo email del padre, con il quale abita. Grazie a un profilo criminologico caratterizzato, per gli investigatori, da una “elevatissima capacità seduttiva e di convincimento”, il trentenne contattava le sue prede al telefono, presentandosi con i cognomi di medici ginecologi realmente esistenti, ma all’oscuro di tutto.

Poi offriva un consulto per aiutarle a risolvere problemi sanitari, sempre relativi alla sfera sessuale o genitale, di cui soffrivano realmente. Dopo la richiesta dei sintomi, arrivava quella di compiere “auto-accertamenti” e a mandargli le foto. Un’ipotesi è che l’uomo possa avere scoperto i dettagli privati delle vittime partecipando, sempre sotto mentite spoglie, a forum online in materia di cure mediche, riuscendo poi a recuperare anche i contatti email e il cellulare. L’indagine è partita nel febbraio scorso, dalla denuncia di una studentessa bolognese seguita nei mesi successivi dalle denunce di altre quattro giovani iscritte all’università di Bologna e in seguito da quelle di ulteriori quattro ragazze, residenti in varie città d’Italia tra cui Grosseto. Sebbene non ci sia mai stato contatto fisico fra l’uomo e le sue vittime, per gli inquirenti si è configurato comunque il reato di violenza sessuale, per avere violato l’autodeterminazione delle vittime nella loro sfera sessuale, aggravato dal fatto di essersi qualificato come pubblico ufficiale.

 

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