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I cinquantini d’epoca protagonisti alla prossima Mostra scambio auto e moto del Madonnino

BRACCAGNI – La “Mostra scambio auto e moto d’epoca” quest’anno riserva una sorpresa per tutti quelli che sono sono rimasti un po’ “ragazzini dentro”. Il museo è infatti dedicato ai cinquantini (motorini 50cc) che hanno fatto sognare (e correre) i cinquantenni e sessantenni di oggi. Un amarcord che appassionerà un pubblico vastissimo diviso tra chi su questi motocicli ci ha viaggiato e chi forse li conosce ma non ha mai avuto l’opportunità di vederli dal vivo, tutti insieme, in una mostra statica affascinante.

Zanzare, questo il nome con il quale venivano chiamate, una cinquantina di anni fa, le moto da 50 centimetri cubici da pista per il rumore che facevano, simile al sibilo delle zanzare. I “stesini”, invece, sono i cinquantini con i mezzi manubri che conquistarono gli adolescenti dell’epoca. Mezzi, entrambi, che oggi stanno rivivendo un appassionato ritorno di fiamma. Tanti piccoli bolidi che hanno segnato il passato sportivo di questa cilindrata, sogno proibito dei quattordicenni con pochi soldi in tasca e la voglia matta di inforcare il motorino e scorazzare per le vie del paese in compagnia.

L’immaginario percorso del Museo della 15° edizione della Mostra Scambio Auto e Moto d’Epoca avrà inizio dal leggendario Mosquito, che non era altro che una bicicletta motorizzata, per traghettare i visitatori lungo uno spazio temporale dei mitici anni ‘60/’70. Tanto per citare alcuni modelli che saranno esposti ricordiamo tutta la serie dei famosi “Corsarini”, il “Motom”, i “Gilerini”, il “Malanca” che con il suo modello “Testa Rossa” padroneggiava su tutti. Ed ancora il tanto desiderato “Caballero”, il “Mondial” e il “Testi”, storici antagonisti del Malanca. Inoltre non mancheranno i primi scooter che anno segnato un’epoca: la Vespa 50 (”Chi Vespa mangia le mele”, famoso spot della Piaggio), il “Lambrettino 50”, senza dimenticare quella speciale categoria che “era indirizzata per lo più ad un pubblico femminile” e che non era oggetto di elaborazioni: l’indimenticabile “Ciao”, il “Garellino” e il “SI”.

L’idea del nuovo museo, che sarà curato da Roberto Righetti, presidente Anteas di Grosseto e che da anni collabora con Grossetofiere in occasione della Mostra Scambio, nasce dal fenomeno che sul finire degli anni 50 assunse in Italia proporzioni uniche. A partire da tale fenomeno, la mostra vuole ripercorrere i mitici anni 60 non solo con l’esposizione di circa 50 motocicli perfettamente conservati o restaurati, ma anche viaggiando tra moda e tendenze con l’esposizione di oggetti di uno dei più affascinanti periodi della nostra storia: l’epopea dei “cinquantini”. Un periodo che ebbe inizio nel 1959, quando il neonato Codice della Strada ne sanciva l’indubbia convenienza e la semplicità d’uso: niente patente, niente assicurazione obbligatoria, costo del bollo irrisorio e bassissimo consumo di carburante. Inoltre i nuovi ciclomotori potevano essere guidati liberamente a quattordici anni e l’obbligo del casco era ancora lungi da venire. Queste nuove disposizioni crearono il presupposto per un successo commerciale “Tutto Italiano” senza precedenti. Basti pensare che già nel 1961 sono poco meno di 100.000 i “motorini” venduti. Numero che raddoppia nel giro di pochi anni, passando a oltre 200.000 immatricolazioni nel 1967, per diventare 400.000 nel 1971.

Per informazioni sulla fiera è possibile contattare la Segreteria di Grossetofiere al numero 0564/418783 (fax 0564/42527 (email: info@grossetofiere.it).

 

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