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25 mila pensionati pronti a scendere in piazza: chiedono di essere ascoltati

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GROSSETO – Venticinquemila pensionati, appartenenti alle Associazioni provenienti dai lavoratori autonomi attendono ancora una risposta per un incontro con le forze politiche e le Istituzioni locali. Per questo stanno già pensando ad una iniziativa pubblica «per esternare la propria rabbia e formulare le proprie richieste, con la speranza che le forze politiche e quelle istituzionali siano presenti».

La richiesta di un incontro non ha trovato la pur minima risposta per un confronto aperto con loro. Sono pensionati aderenti al Coordinamento Unitario dei Pensionati dei Lavoratori Autonomi di Grosseto CUPLA, promosso dalle sigle di rappresentanza dei pensionati: Associazione Pensionati della Cia, FIPAC Confesercenti, 50&PIU’ Confcommercio, CNA Pensionati, ANAP Confartigianato, FNPA Casartigiani e Federpensionati Coldiretti, che come gli altri hanno il diritto di esternare le loro preoccupazioni e avanzare legittime richieste rispetto all’attuale momento che stiamo vivendo.

«La semplice richiesta democratica – scrive Gianfranco Turbanti del Cupla – voleva solo evidenziare un’ingiustizia fatta a questi lavoratori che nella vita hanno dato molto per la ricostruzione e lo sviluppo dell’Italia dopo la drammaticità di una guerra devastante ed in cambio non hanno ottenuto nulla. Scopo dell’incontro era quello di mettere in evidenza alle forze politiche ed istituzionali il disagio di questa categoria e richiedere interventi adeguati per un’efficace azione di salvaguardia del potere d’acquisto delle pensioni da attuarsi attraverso la revisione del paniere Istat, considerato che negli ultimi cinque anni le pensioni hanno avuto un abbattimento di un terzo rispetto al potere di acquisto reale: impossibile vivere con una pensione al di sotto dei limiti della sopravvivenza».

«Nell’incontro richiesto – aggiunge Turbanti – saremo stati interessati a capire il ruolo delle Società della Salute, SDS, e la sua ventilata soppressione, ma soprattutto capire chi assumerà quel ruolo di integrazione tra i bisogni sanitari e quelli sociali per la persone in grave difficoltà. Il fondo sulla non autosufficienza che fine farà dopo che la Regione Toscana non lo finanzierà più? Con la novità derivante dalla Spending Review che comporterà una rivoluzione sull’assetto territoriale, chi assumerà le competenze attualmente delle Province rispetto ad alcuni interventi verso gli anziani? Il mantenimento dei servizi socio-sanitari ed assistenziali delle aree rurali e delle zone più marginali, con la conservazione degli uffici postali e degli ospedali presenti sul territorio, quale sarà la proposta risolutiva? Come si pensa di salvaguardare il presidio del territorio? Queste e altre domande sarebbero state rivolte agli interlocutori, se questi ci avessero ricevuto».

 

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