A Manciano Beni comuni contro la miniera: incontro pubblico

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Inserire nella valutazioni ambientali i cosiddetti “costo occulti” gli stessi che sono emersi in questi giorni con la vicenda dell’Ilva di Taranto. Lo chiede con forza il comitato “Beni coomuni di Manciano” che organizza un dibattito pubblico per parlare della richiesta di apertura, da parte di una società, la Adroit Resources, di una miniera a Manciano per la ricerca di Oro, Argento, Piombo, Zinco, Rame ed Antimonio nell’ambito dei Permessi di Ricerca “Faggio Scritto” e “Poggio Pietricci”. La società, canadese, ha depositato la Via Valutazione di impatto ambientale all’ufficio competente. Il dibattito, che si svolgerà domani, domenica 21 ottobre dalle ore 10 alle ore 13,30 a Manciano, presso il cinema Moderno in via Marsala, è promosso dai Beni Comuni Manciano e da un Comitato di residenti dentro ed intorno al perimetro della concessione mineraria «ed ha lo scopo – affermano dai Comitati – di fare partecipe la cittadinanza delle problematiche relative al progetto, che ha, per fine ultimo, la realizzazione di una miniera a cielo aperto di circa 100 ettari, la riattivazione dello stabilimento di arricchimento minerario del Tafone, (sito inquinatissimo, sottoposto a sequestro giudiziario e mai veramente bonificato) e la costruzione di una teleferica (o ferrovia) di sette chilometri per portare le rocce estratte da Faggioscritto fino al Tafone.»

I comitati hanno fatto, al progetto, delle osservazioni che saranno inviate in Regione e che sono state sottoscritte «da centinaia di cittadini, dalle principali sigle ambientaliste nazionali, regionali e locali oltre che dai numerosissimi comitati di difesa dell’Acqua Bene Comune. Questi ultimi perché è risultato subito evidente che la prima risorsa messa a repentaglio da questo progetto è quella idropotabile, essendo, tutti gli interventi minerari previsti, concentrati sulla zona apicale di ricarica di un bacino idrico sotterraneo significativo, CISS, repertoriato dal “Piano di tutela delle acque toscano” e della capacità di 11 milioni di metri cubi / anno di acqua potabile. Questo senza contare i danni paesaggistici, ambientali e turistici che un cratere di 100 ettari di estensione produrrebbe in uno degli angoli più belli ed incontaminati della maremma meridionale.»

Lo scopo dei comitati è di dimostrare la necessità di inserire, nelle valutazioni di impatto ambientale, «quelli che vengono correntemente chiamati “costi occulti” e che – continuano i comitati – sono balzati agli occhi di tutti ed agli onori delle cronache, in questi giorni, con la vicenda ILVA di Taranto. Non ci si può arrestare, come si è fatto negli ultimi 60 anni, al mero conteggio delle prospettive occupazionali e delle magre royalties, (l’Italia, tra tutti i paesi occidentali è quella che richiede le aliquote più basse per lo sfruttamento minerario). È tempo di considerare con lungimiranza tutti i pro ed i contro di un progetto, spingendo lo sguardo anche fino alle generazioni future che dalla nostra industrializzazione selvaggia non trarranno alcun beneficio e si troveranno solo a pagarne i guasti.»

Moderatore: Prof. Massimo Ammaniti

Parleranno:
Andrea Marciani: Osservazioni presentate da B.C.M. per la procedura di VIA in Regione Toscana
Massimo Ammaniti: Effetti tossici dell’antimonio
Claudio Greppi: Dalla parte del territorio
Maurizio Rossi: Aspetti giuridici ed economici dell’operazione Adroit Resources.
Roberto Barocci: L’Abuso delle prescrizioni nelle Valutazioni d’Impatto Ambientale = impunità agli inquinatori
Andrea Marciani, per i comitati promotori

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