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Concordia, chiuso l’incidente probatorio. Verusio: pietra tombale sulle responsabilità di Schettino foto

di Barbara Farnetani

GROSSETO – «Questo incidente probatorio mette la pietra tombale sulle responsabilità di Francesco Schettino» l’affermazione è del Procuratore capo Francesco Verusio (nella foto a destra) che commenta così la chiusura dell’udienza in cui sono state sviscerate le perizie sulla scatola nera della Concordia. «Siamo soddisfatti dell’esito di questo incidente probatorio che ha accertato le responsabilità di Schettino come noi avevamo individuato nell’immediatezza delle indagini.» quanto alla manovra che ha portato la nave ad arenarsi sugli scogli Verusio ha ribadito quanto già affermato in passato, «è stato tutto merito del buon Dio» sulla teoria che l’errore del timoniere che avrebbe causato il naufragio per il Procuratore si è trattato di un errore irrilevante, tanto che la nave sarebbe finita comunque contro gli scogli.

Soddisfatto l’avvocato di Costa, Alessandro Carella, che ha affermato «L’unità di crisi della Costa è intervenuta e ha fornito il tipo di supporto tecnico che era possibile fornire in quella situazione e questo è risultato anche dalla perizia. La nave è stata esaminata nei dettagli – continua Carella -, ed è risultata in linea con le normative nazionali e internazionali per la manutenzione degli impianti. Non sono emerse cattive condizioni della nave. Quanto poi al ruolo svolto dall’equipaggio, nonostante si sia trovato ad operare in una situazione di eccezionalità, causata anche dal fatto che l’allarme è stato dato in ritardo cosa che ha mandato in tilt le procedure, e nonostante la pendenza assunta dalla nave l’equipaggio è riuscito a sbarcare tutti i passeggeri. I periti si sono pronunciati anche sulle procedure di sicurezza che sono state adeguate alle normative sulla sicurezza. Per quanto riguarda la rotta – ha aggiunto Carella – la nave doveva compiere una rotta di 5 miglia dalla costa, e questo era quanto si attendeva la società dal comandante che però l’ha modificata senza darne comunicazione a Costa» Costa Crociere, lo ricordiamo, rientra per una scelta che ha fatto il gip nell’incidente come responsabile civile, mentre la società si ritiene parte offesa in quanto, con la perdita della nave ha subito un danno.

Meno soddisfatto l’avvocato Giuliano Leuzzi del Codacons «sono stati accertati alcuni aspetti rilevanti ma c’erano lacune sulla perizia. Non abbiamo avuto accesso alle comunicazioni via mail dove verosimilmente potevano esserci informazioni sulle variazioni di rotta, questo nonostante le nostre istanze. Rimane senza risposta il problema sul generatore elettrico di emergenza andato in fault, di cui non sono stati indagati i motivi del guasto. L’incidente è stato tutto finalizzato a capire le cause della perdita della nave ma le cause della perdita delle vite umane sono rimaste fuori da questo incidente.»

È stata invece appurata la verità per Alessandro Maria Lecci (nella foto sopra assieme a Viviana Fellah) il legale che rappresenta l’Isola del Giglio. «Si è appurato che l’ecoscandaglio era spento nonostante si navigasse sotto costa e che la manovra di avvicinamento alla costa fu casuale e non voluta da Schettino.» Ha sottolineato la compostezza e il rigore dimostrate dalle parti offese l’avvocato di due naufraghi Viviana Fellah.

La giornata si era aperta con la richiesta, da parte del comandante Francesco Schettino, di porre lui stesso delle domande tecniche ai periti, a questa richiesta però la Procura si è opposta visto che solitamente le domande le pongono gli avvocati o al più i periti di parte. Con la conclusione dell’incidente probatorio la palla ritorna alla Procura che potrà decidere se disporre altre indagini o richiedere il rinvio a giudizio degli indagati.

 

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