L’incendio della pineta di Marina. Enzo Rossi: «serve un grande progetto di recupero»

di Lorenzo Falconi

GROSSETO – L’incendio della pineta di Marina di Grosseto rappresenta una ferita al cuore della Maremma. Ci vorrà del tempo per cicatrizzare l’episodio e un grande progetto di recupero. Lo stesso che l’amministrazione provinciale, di concerto con quella comunale, sta cercando di mettere in piedi. A più di un mese dal drammatico incendio sono già stati effettuati molti rilievi sull’area interessata: «il gruppo di lavoro costituito per fronteggiare il problema ha già prodotto carte importanti in materia – precisa Enzo Rossi, assessore provinciale allo sviluppo rurale -. I rilievi effettuati sui circa 80 ettari di pineta interessata dall’incendio sono servite a classificare le aree interessante. Ce ne sono di completamente distrutte (circa 40 ettari), di recuperabili e di toccate solo marginalmente dal fuoco. Il report è stato poi inviato alla Regione Toscana, in modo da chiedere la collaborazione del mondo della ricerca». I primi interventi intanto, come assicura l’assessore, verranno eseguiti “in casa”, mettendo in campo le forze a disposizione come protezione civile e comunità montana, questo perché, come precisa Rossi: «non vogliamo che in questo progetto di recupero ci sia speculazione da parte di privati».

Il progetto di recupero prevede il ripristino della pineta attraverso l’impianto a seme, attraverso il reintegro di pini domestici, preferiti al marittimo per estetica e produzione di pinoli. Il divario di tempo sulla crescita completa dell’albero tra l’impianto da vaso, con la piantina già pronta, e quello da seme è di circa 2 anni. Non molto, soprattutto alla luce dei 25 anni ipotizzati per la formazione totale delle nuova area verde. Piuttosto il vantaggio risiede nel fatto che l’albero cresciuto da seme garantisce maggiore profondità delle radici e una migliore possibilità di crescita. Il progetto non si esaurisce solamente nella sostituzione degli alberi bruciati, ma va oltre: «occorre che la pineta torni ad essere curata anche nel sottobosco – osserva Rossi -, all’epoca della produzione dei pinoli, grazie all’opera dei pinottolai, c’erano meno rischi di incendio». Auspicabile un ritorno al passato quindi, quando la pineta era un luogo curato, con uno sguardo al futuro: «servirà preservare i pini domestici e marittimi dal punto di vista fitosanitario – aggiunge Enzo Rossi -, studiando interventi in grado di combattere quegli insetti che danneggiano i pini».

Grazie alle foto aeree scattate dal IV Stormo, sarà inoltre possibile monitorare il progresso dei lavori di recupero dell’area interessata dall’incendio. Importante anche la cura dei dettagli estetici: «il visitatore – puntualizza Rossi -, salvo alcune parti della pineta, muovendosi dal basso dovrebbe vedere ben poco di quanto accaduto alla nostra pineta, anche se il danno resta».

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