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Grosseto calcio in appello, Camilli: «ucciso mediaticamente»

ROMA – Il giorno dell’appello contro la retrocessione in Lega Pro del Grosseto, scivola via con sensazioni contrastanti, soprattutto tra i tifosi biancorossi (alcuni dei quali presenti a Roma), in attesa di una sentenza che verrà emessa il 23 o il 24 agosto. Tempi brevi quindi, intanto la società unionista ha illustrato la tesi difensiva, concentrata nelle parole dell’avvocato Mattia Grassani: «Iaconi fornisce alla Procura versioni differenti e contraddittorie. Il 28 marzo respinge ogni contestazione, mentre l’8 giugno, dopo aver conosciuto la pesante richiesta di squalifica avanzata dalla Procura nei suoi confronti, tira in ballo Camilli. Eppure in quella stagione i giocatori del Grosseto combinarono ben otto partite, gare nelle quali la squadra raccolse appena 3 punti, truffando dunque il club e il presidente. Per questo ritengo che i provvedimenti adottati dalla Disciplinare siano assolutamente abnormi e chiedo il proscioglimento del presidente Camilli e del Grosseto».

In aula anche il presidente Piero Camilli che ha parlato di un Grosseto truffato: «Iaconi è colui che ha portato nella squadra sei giocatori colpevoli di combine. Io sono nel calcio da 20 anni e mai sono stato implicato in vicende di questo tipo. Sono stato ucciso mediaticamente, mi rimetto alla vostra capacità di leggere le carte».

Di diverso avviso il procuratore federale Stafano Palazzi che ha chiesto, a conclusione del suo intervento, la conferma delle condanne emesse in primo grado:  «ci sono riscontri formidabili, specifici e puntuali a tutte le dichiarazioni di tutti i perosnaggi coinvolti. Risulta che Camilli rifiutò richiesta di 100mila euro perché troppo esosa.  Ma ci sono altri dichiarazioni: Carobbio e Acerbis che forniscono il quadro complessivo di questa vicenda. Il giudice in materia penale dice che, quando le voci sono correnti, possono assumere il valore di prova. Non va dimenticato che Grosseto era in ritiro punitivo a Norcia, e non vi era nessun ragionevole motivo della pretesa calunnia di Iaconi. Sappiamo che non basta far venire meno la credibilità del soggetto dichiarante per abbassare la pena. Anche la presenza di Camilli ad Ancona è un fatto anomalo».

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