Bandi, il garibaldino che fondò il Telegrafo di Livorno. Il giornale festeggia il 135° anniversario

di Piero Simonetti

GAVORRANO – Il gavorranese Giuseppe Bandi dirigeva ormai dal 16 gennaio del 1872 il quotidiano “La Gazzetta Livornese”, ottenendo dai cittadini labronici grande apprezzamento per l’arguzia analitica e la sagace polemica che usciva dalla sua penna. Il Bandi si era procurato la collaborazione di nomi importanti, tra cui il poeta Mario Consigli ed il professor Ottaviano Targioni Tozzetti. Il giornale si stampava nella nota tipografia di Francesco Vigo, a Livorno, riportando nel sottotiolo la dicitura “Quotidiano politico, commerciale ed economico”. Nei primi tempi la Gazzetta venne avversata da due testate giornalistiche, ossia “Il Corriere Mercantile” e “L’Eco del Tirreno”. Il primo ebbe vita breve e venne assorbito nella Gazzetta Livornese fin dall’ottobre 1872. L’Eco del Tirreno, settimanale portavoce del partito democratico radicale, ove scriveva anche Francesco Domenico Guerrazzi, si fece notare per qualche tempo con articoli e polemiche assai vivaci contro il Bandi, perdendo però in breve il consenso dei lettori.

Da tempo ormai il Bandi sentiva però la necessità di poter fornire notizie alla cittadinanza livornese con maggiore tempestività e quindi più aggiornate e corrispondenti in tempo reale con quanto stava accadendo. Il 16 aprile 1877, durante una riunione con i suoi collaboratori ed operai tipografi, Giuseppe Bandi lanciò l’idea di fare un secondo giornale che, uscendo nel pomeriggio, completasse ed aggiornasse le notizie date al mattino con la Gazzetta Livornese.

L’amministratore della Gazzetta si oppose fermamente, temendo di avventurarsi in spese insostenibili. Gli operai ed i collaboratori di redazione restarono in silenzio, sorpresi ed incuriositi. Fu un certo Fabbreschi, operaio in tipografia, che lanciò la proposta del nome da dare alla nuova testata. “Chiamiamolo il Telegrafo”, disse. E subito esplose l’entusiasmo di tutti, tranne quello di Ubaldo Fabiani, l’amministratore.

Il primo numero de “Il Telegrafo” uscì a mezzogiorno del 29 aprile 1877, stampato in duemila copie e gridato dai venditori su tutte le piazze della città, al prezzo di cinque centesimi. Il successo fu oltre le migliori aspettative e convinse anche il dubbioso amministratore Fabiani.

Il Telegrafo – giornale della sera – era impostato su tre colonne e conteneva la rubrica “Da ieri a oggi”, ove Bandi scriveva quotidianamente circa avvenimenti ritenuti di rilievo particolare. Ecco di seguito un mix di brani estratti dal primo numero de Il Telegrafo, scritti dal Bandi con l’intento di presentare la nuova testata:

“Noi faremo sì che ogni persona, la quale non ami vivere col capo dentro il sacco, venga tutte le sante sere ad aspettarlo con ansietà e pigli bizza se accada mai che ritardi un minuto (…) Il Telegrafo narrerà le battaglie, i fatti d’arme, le avvisaglie, i diavoleti e tutto quanto avvenga di clamoroso in questo povero trambasciato mondo, facendo sì che nessuno se ne vada a letto senza aver contezza di ciò che s’è fatto sulla superficie del globo, dal levar del sole all’apparecchiar della tavola (…) Si discorrerà anche delle cose di Roma…delle chiacchiere dei deputati e del sonno dei senatori…degli svenimenti del Papa, dei puerperi dell’onorevole Depretis e dei broccoli del ministro Majorana (…) Il Telegrafo dirà cose vere e soprattutto cose fresche e non sapute o sognate da altri, la cui lettura è da considerarsi indispensabile (…) Si cercherà di girare al largo dalla noia, raccogliendo anche le cose più amene e sciogliendo il freno a quella onesta allegria che piace a tutti i galantuomini e che non fu scritta tra i peccati da nessuna delle religioni permesse dallo Statuto”.

 

P.S. Volendo essere attenti osservatori, l’anno 2012 è anche il 140° anniversario dalla nascita del primo giornale diretto dal Bandi, quella Gazzetta Livornese che vide la luce il 16 gennaio del 1872, cinque anni prima de Il Telegrafo. La Gazzetta Livornese fu un quotidiano voluto e sorretto da ben 168 azionisti, tutti amici di Giuseppe Bandi. Nel primo numero la “Gazzetta” diceva di “voler riunire tutte le energie fattive dei cittadini livornesi, intorno ad un programma che dovesse tener conto delle mutate condizioni dell’Italia, propugnando la libertà per tutti, l’impero della Legge e il rispetto di tutte le opinioni oneste”.

 

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