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Legambiente: monitorare la rimozione della Concordia e istituire l’area marina protetta foto

ISOLA DEL GIGLIO – «Dal naufragio della Concordia, all’inabissamento di bidoni tossici a largo della Gorgona persi dalla Grimaldi Lines, al ritrovamento di contenitori con acido cloridrico nelle acque di Montecristo e l’incidente della Mersa all’isola d’Elba, l’emergenza è sempre la stessa. Una zona tra le più belle d’Italia, l’Arcipelago Toscano, rischia di diventare un luogo contaminato da sostanze tossiche e relitti messo sotto l’assedio dei pirati del mare. -ad affermarlo oggi in un incontro che si è svolto all’Isola del Giglio, Goletta Verde di Legambiente – La priorità è limitare il più possibile l’impatto ambientale e garantire la massima sicurezza per la popolazione e per il prezioso quanto fragile ecosistema che la ospita attraverso un monitoraggio e controllo pubblico, efficiente e trasparente. Questi i presupposti indispensabili anche per gestire la rimozione del relitto della Costa Concordia e mettere la parola fine a questa tragedia.»

Durante la conferenza stampa, a cui hanno partecipato Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Nazionale Legambiente, Giorgio Zampetti, Responsabile scientifico Legambiente, Angelo Gentili, Segreteria Nazionale Legambiente, Sergio Ortelli, Sindaco di Isola del Giglio, Leonardo Marras, Presidente della Provincia di Grosseto e Giampiero Sammuri, Commissario responsabile per la filiera dei rifiuti di nave della Concordia, al sindaco Ortelli (nella foto in basso) è stata consegnata anche una targa di riconoscimento alla comunità gigliese per il grande senso civico dimostrato in occasione della tragedia.

«Da gennaio scorso il lavoro svolto dal Ministero dell’Ambiente, dal Dipartimento della Protezione Civile, dagli Enti locali e dalle forze dell’ordine coinvolte nella gestione dell’emergenza e dello svuotamento dei serbatoi si è dimostrato all’altezza della situazione. – afferma ancora Legambiente – Resta ora da risolvere la parte più complessa, ovvero la rimozione del relitto. Il progetto presentato dalle società Titan Micoperi è stato oggetto di una serie di indicazioni da parte della commissione Via (Valutazione di impatto ambientale) del Ministero dell’Ambiente volte a minimizzare il più possibile le conseguenze sul delicato ecosistema in cui verranno attuati gli interventi. Si tratta però di raccomandazioni che sono vincolanti il cui recepimento deve essere attentamente verificato dalle Autorità Pubbliche.»

«La questione della rimozione del relitto della Concordia, con tutte le criticità ambientali che ne conseguono e che pendono sull’integrità dell’ecosistema marino e della qualità ambientale dell’Isola, sono una sfida per il nostro Paese – afferma Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Nazionale Legambiente – . Le risposte che ci arrivano dal Ministero dell’Ambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile evidenziano la grande attenzione con cui si stanno seguendo tutte le operazioni, tuttavia, rimangono ancora aperte alcune questioni. Sin dal principio- continua Cogliati Dezza -, la richiesta di Legambiente è stata che il controllo ed il monitoraggio siano costanti durante tutte le fasi di rimozione della Concordia e che tali attività vengano svolte dalle strutture della pubblica amministrazione e dalle forze dell’ordine. Va in questa direzione l’Osservatorio istituito sotto il coordinamento della Regione Toscana, che però ha bisogno di risorse finanziarie certe che garantiscano anche un presidio permanete intorno al cantiere in grado di svolgere attività di verifica e monitoraggio anche sottomarine. Chiediamo – conclude Cogliati Dezza – che tutte le operazioni siano ispirate al massimo della trasparenza e assicurino il coinvolgimento dei cittadini e delle comunità locali».

Dopo il naufragio della Costa Concordia, Legambiente ha rilanciato le sue denunce contro il trasporto di sostanze pericolose e le grandi navi da crociera sottocosta e nelle vicinanze delle isole minori ed in prossimità delle Aree marine protette. L’associazione ambientalista manifesta anche la propria insoddisfazione «per il contenuto del Decreto rotte, con il quale si dovrebbe porre fine a questi inutili rischi per l’ambiente e per gli abitanti ma che in realtà permette di concedere deroghe e permessi speciali.»

«Non è possibile che un Decreto nazionale fissi dei parametri per ragioni di sicurezza e poi, per le stesse ragioni, questi limiti vengano ridotti -, afferma Angelo Gentili, Segreteria Nazionale Legambiente -. È fondamentale applicare il recente Decreto rotte integrandolo con norme ancora più severe, estendendolo a tutta la costa ed a tutte le isole minori, gioielli naturalistici di gran pregio come ad esempio le coste non protette dell’isola di Capri, quelle di Pantelleria, di San Pietro o delle Eolie. Per venir fuori dalla situazione difficile che l’arcipelago toscano sta attraversando – continua Gentili -, occorre adottare una strategia efficace per la tutela ambientale e la sicurezza dei cittadini, favorendo lo sviluppo di un turismo sostenibile che mantenga e moltiplichi economie e posti di lavoro adottando misure in chiave eco- energetica per rendere le isole aree a bassa emissione diCO 2. In questo senso, riteniamo che ora più che mai sia urgente l’istituzione delle Aree marine protette dell’Arcipelago toscano, che fissi una volta per tutte, dei parametri cautelativi ben precisi e che impedisca che altre parti del ricco patrimonio di biodiversità locale vengano distrutte o contaminate da nuovi disastri. E’ fondamentale- conclude Gentili – istituire in modo concreto e non solo sulla carta il Santuario dei Cetacei affinché, con il coinvolgimento delle Istituzioni competenti, si possa garantire la tutela e la conservazione di una delle aree più belle e ricche di biodiversità del pianeta.»

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