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Rischio siccità: Legambiente “si alle biomasse ma rispettando requisiti”

GROSSETO – Legambiente ribadisce con forza l’importanza di sostenere e moltiplicare gli esempi di energie rinnovabili, che rappresentano il futuro della green economy, nel nostro territorio. Ci sono però alcune considerazioni di carattere ambientale ed energetico da fare, soprattutto sui 14 impianti a biomasse autorizzati, già operanti o in fase di realizzazione in provincia di Grosseto, che arriveranno a oltre 20 entro (totale 20 MW) la fine dell’anno. Per il loro funzionamento serviranno oltre 6.000 ettari di terreni coltivati nella maggior parte dei casi con monocolture irrigue e spesso attraverso forme di agricoltura intensiva che impoverisce i suoli utilizzando enormi quantità di molecole chimiche di sintesi. Legambiente è fortemente preoccupata sia per la possibile perdita di fertilità dei terreni sia per l’utilizzo eccessivo della risorsa idrica in un momento di grave rischio siccità per l’intera Regione.

È quindi fondamentale che la realizzazione e la gestione di un impianto non si riconduca a un’attività puramente industriale, realizzata unicamente per speculazioni economiche, ma che sia connessa con l’attività agricola. Sono necessari quindi controlli specifici da parte dell’Amministrazione provinciale e dei singoli Comuni, anche in base a quanto previsto dai singoli Pma e dal Ptc provinciale. Occorre anche privilegiare l’utilizzo di scarti e sottoprodotti agricoli invece di prevedere prevalentemente, come sempre più spesso viene fatto, colture specificatamente dedicate agli impianti. Chiediamo, inoltre, la verifica delle interferenze dell’approvvigionamento previsto per le centrali con la viabilità ordinaria, privilegiando i progetti che non incidono in modo invasivo con la rete di trasporti esistente. Bisogna anche approvare e favorire quegli impianti che, operando in regime cogenerativo, sfruttano anche l’energia termica prodotta, mettendola a disposizione attraverso reti locali di teleriscaldamento, e non limitandosi alla sola parte elettrica per massimizzare l’efficienza complessiva del progetto.

“Occorre porre dei chiari paletti – afferma Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente – che impongano il rispetto di criteri e regole precise, per una gestione corretta degli impianti a biomasse sul nostro territorio. Questi possono rappresentare infatti una risorsa importante, in un contesto che vede sempre di più l’abbandono dei campi coltivati, ma non possono stravolgere come rischia di avvenire i canoni più elementari di ordine agricolo e rappresentare evidenti rischi di carattere ambientale. Queste considerazioni non valgono solo per l’impianto di Capalbio, che è oggi al centro della cronaca, ma anche per la maggior parte degli impianti già realizzati nella Maremma Toscana, e che si trovano in gran parte nelle medesime condizioni. Al fine di evitare che un fenomeno positivo – conclude Gentili – diventi invece drammatico e poco controllabile nel prossimo futuro, occorre inoltre stabilire con chiarezza la quantità e la qualità d’impianti che potranno insistere sul nostro territorio e, soprattutto, andare a realizzare una puntuale e attenta verifica del rispetto dei criteri di origine agronomico e ambientale”.

Legambiente, a tal proposito, chiederà con chiarezza anche alla Regione Toscana di inserire nella realizzazione delle linee guida degli impianti a biomasse, oltre al criterio del rispetto della filiera corta, anche alcuni paletti tassativi e incisivi affinché il legame tra impianto, territorio e attività agricola sia reale e non fittizio e si ponga come priorità il rispetto della fertilità dei suoli e l’utilizzo razionale della risorsa idrica nell’intera regione.

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