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Acqua: in Toscana le bollette più care d’Italia. Grosseto tra le prime 10 città

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ROMA – La Toscana è la regione in cui sono più alte le tariffe dell’acqua, e Grosseto, tra le città colabrodo, vede andare persa la metà dell’acqua immessa nelle tubature. I dati, resi noti da Cittadinanzattiva, sono frutto di una indagine che ha rilevato come, in generale, le regioni centrali si contraddistinguano, in media, per le più elevate tariffe applicate al servizio idrico integrato. La Toscana, con ben sette città tra le prime 10 più care, si conferma la regione con le tariffe mediamente più alte (431Euro). Negli ultimi cinque anni la nostra regione ha subito un aumento medio del 38,1%. Massa Carrara la provincia più tartassata (+64,3%) seguita da Pisa (+39,4%) e da Grosseto e Siena (+38,9%). Nel 2011 poi, la maglia nera degli aumenti più elevati spetta, all’interno della nostra regione, proprio a Grosseto e Siena con un +8,3% che supera di oltre 2 punti percentuali l’aumento medio regionale. Costi più elevati della media nazionale si riscontrano anche nelle Marche (379Euro), in Umbria (371Euro), in Emilia Romagna (369Euro) e in Puglia (353Euro). Elevate differenze esistono anche all’interno delle stesse regioni. Ad esempio, in Sicilia tra Agrigento e Catania intercorre una differenza di ben 255Euro, mentre un Fiorentino paga 217 euro in più rispetto ad un cittadino di Lucca.

Inoltre, secondo Legambiente-Ecosistema Urbano 2011, in media il 32% dell’acqua immessa nelle tubature (per tutti gli usi) va persa, problema particolarmente accentuato al Sud (42%) e al Centro (32%), meglio il Nord che presenta percentuali di perdite al di sotto della media nazionale (25%). La manutenzione è inesistente o quasi: rispetto al 2007, su 88 città prese in esame la dispersione idrica è aumentata in ben 47. Cosenza (73%), Campobasso (65%) e Latina (62%) le città colabrodo, seguite da altre 9 in cui almeno la metà dell’acqua immessa va persa: tra queste Gosseto, e poi ancora Pescara, Avellino, Trieste, Potenza, Catania, L’Aquila, Gorizia, Siracusa. Tra queste 12 città, solo a L’Aquila la dispersione rispetto a 5 anni fa è in diminuzione, per le altre la situazione è stabile o addirittura peggiorata.

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