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Il Pd di Follonica: la riforma dell’articolo 18 è pericolosa

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FOLLONICA – La segreteria del Partito Democratico di Follonica insieme al gruppo sulle “Politiche del Lavoro” del Pd contrari all’articolo 18: la sua riforma – dicono – sarebbe pericolosa.

«La proposta di “controriforma” della flessibilità in uscita – dicono dal Pd -, la tanto agognata modifica dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, non solo continua ad essere confusa e pericolosa, ma così come è stata scritta, rischia di essere peggiorativa: non prevede il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa, delega al giudice la decisione di stabilire se il licenziamento è di natura discriminatoria o meno e nel caso prevede solo un indennizzo.

«La nostra contrarietà – osservando dal Pd – a questa proposta governativa viene non solo dal diverso valore che da sempre esiste tra noi e quella parte della politica che, con noi, sostiene questo governo, ma anche e soprattutto perché non è funzionale allo scopo principale di questa riforma cioè al rilancio dello sviluppo ed alla creazione di posti di lavoro».

«Il governo – aggiungono – ha lo strumento utile per creare nuovi posti di lavoro e far ripartire l’economia che consiste nel lanciare un piano sostanzioso di lavori pubblici: l’edilizia scolastica, l’edilizia carceraria, la modernizzazione delle strutture portuali, quella della rete ferroviaria, il ripristino e la messa in sicurezza del patrimonio naturale ed immobiliare del Paese. La “paccata di miliardi”, ammesso che sia di euro e non di frottole, promessa da Fornero potrebbe essere investita su queste proposte. A costo zero fu il mantra di Tremonti e si è visto dove ci ha portato: all’immobilismo più disastroso».

«Ci sono diversi modi per procurare risorse – concludono dal Pd – : tagliare la spesa pubblica dai suoi sprechi dovuti a disorganizzazione e a benefici clientelari; recuperare i miliardi evasi; alienare la parte più facilmente vendibile del patrimonio pubblico; imporre una tassa ai ricchi e sgravare le imposte ai redditi bassi e alle imprese lasciando così invariata la pressione fiscale».

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