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L’idea del comune, a Palazzo Guelfi un museo su Garibaldi foto

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di Barbara Farnetani

SCARLINO – Visite guidate e apertura al pubblico. Sono questi alcuni dei progetti dell’amministrazione comunale di Scarlino per le stanze di Palazzo Guelfi che, secondo la tradizione, ospitarono Giuseppe Garibaldi, in fuga dopo la morte di Anita, e il Capitano Leggero che lo accompagnava. Un monumento importantissimo per la storia patria, uno dei pochi monumenti nazionali dedicati alla figura dell’eroe dei due mondi.“Purtroppo – afferma Letizia Franchina, assessore alla cultura del comune di Scarlino – dopo l’ultima visita della soprintendenza, abbiamo scoperto che le stanze in cui dormì Garibaldi sono ormai vuote. Non c’è più il letto né gli altri mobili, e neppure il busto di Guelfo Guelfi, tagliato alla base e sparito assieme al resto della mobilia.” “Ne abbiamo chiesto conto agli eredi di casa Guelfi – continua Franchina – ma ci hanno risposto che il mobilio originale non c’è più sin dalla seconda guerra mondiale e che quelli che in molti hanno visto negli ultimi anni erano in realtà i mobili della suocera che erano stati ‘immagazzinati’ lì tra un trasloco e l’altro (nella foto a fianco il letto di Palazzo Guelfi; in basso lo scrittoio e di seguito la specchiera – Fonte: libro “Garibaldi in Maremma”).”

“Sempre secondo quanto affermano i proprietari – osserva l’assessore al comune di Scarlino – in realtà Garibaldi non avrebbe mai dormito al piano nobile, ma sarebbe stato ospitato nella parte della tenuta in cui stazionavano i pastori durante la transumanza. Questo però – sottolinea Letizia Franchina – contraddice quanto scritto dallo stesso Guelfo Guelfi in un suo libro. Per quanto riguarda il letto poi, in un libro di Giuseppe Marcenaro si cita un articolo del ’48 che descriveva il giaciglio paragonandolo alla cupola del Brunelleschi, e di questo letto ci sono foto datate 1961.”

“Crediamo che la famiglia voglia vendere la tenuta – racconta l’assessore – in questo caso il comune e la soprintendenza avrebbero il diritto di prelazione, quel che è certo, è che, se qualcuno dovesse acquistare Palazzo Guelfi, deve sapere che il piano nobile sarà di difficile utilizzo e che la soprintendenza porrà regole rigide e pressanti.”

“Da parte della famiglia – afferma il sindaco di Scarlino Maurizio Bizzarri – c’era la volontà di recuperare la volumetria dell’area, abbiamo pensato anche a degli sponsor per recuperare i mobili che, originali o meno, nell’immaginario collettivo sono quelli di Garibaldi, si può parlare quasi di una usucapione morale, per questo l’assessore Franchina ha chiesto alla soprintendenza di rinnovare il vincolo”

Secondo quanto stilato nell’ultimo sopralluogo della soprintendenza, nel Palazzo si trovano oramai solo i cimeli legati alla vicenda: la camicia rossa di Guelfi, il coltello donato da Garibaldi al padrone di casa, un paio di fucili, la lapide sulla parete e la notifica originale che innalzava il palazzo a monumento nazionale. “Durante i festeggiamenti per il bicentenario dalla nascita di Garibaldi (nel 2007, ndr) – ricorda ancora Franchina – era ancora vivo Luigi Socini Guelfi, e chi andò in visita al palazzo lo trovò perfettamente arredato, con il letto, lo sgabello su cui riposò il Capitano Leggero, e tutti gli altri mobili.”

“Per ricordare la figura di Socini Guelfi, ultimo podestà della città di Siena morto nel 2008 a 102 anni – afferma l’assessore alla cultura – abbiamo deciso di intitolargli una piazza, già dedicata ad Angiolo Guelfi.”

Una famiglia, quella dei Guelfi, storicamente radicata nel territorio. Fu Guelfo Guelfi, figlio di Angiolo, a ottenere dallo stesso Granduca, Pietro Leopoldo, il diritto per le frazioni, e dunque per Scarlino, allora sotto il comune di Gavorrano, ad usufruire degli usi civici comunali, mentre Angiolo fu protagonista, alla sua morte, di un curioso episodio. Il figlio Guelfo fece fare per lui una lapide inneggiante a Garibaldi, ma il parroco si rifiuto di seppellirlo. Guelfo, invece di farne scolpire un’altra, si limitò a girarla. Quando la salma di Angiolo fu trasferita a Siena il figlio decise di rimettere in auge il lato originario della lapide.

“Speriamo di trovare presto una soluzione al problema – conclude Letizia Franchina – abbiamo tanti progetti: intanto abbiamo proposto il palazzo al Fai, l’ideale sarebbe gestirlo gratis, o averlo in comodato d’uso gratuito, così da garantire l’apertura al pubblico, magari con la collaborazione di una associazione di volontari che potrebbe organizzare, almeno per l’estate, visite guidate al Palazzo”

 

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