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Il ruolo delle donne nella lotta dei cinque mesi foto

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di Silvano Polvani

GAVORRANO – Il ruolo delle donne nella lotta dei cinque mesi Febbraio-Luglio 1951 fu indubbiamente di primaria importanza. Le donne alle quali era affidato il bilancio familiare, che provvedevano all’educazione dei figli, all’assistenza di eventuali anziani, erano tenute ai margini della vita sociale, avevano poche occasioni di confronto se escludiamo la partecipazione alle funzioni religiose e la raccolta dell’acqua alla fonte. Fuori da qui era difficile una sua autonoma presenza e quando questa avveniva prevedeva la presenza e la partecipazione del marito.

In questa vertenza seppero ritagliarsi un ruolo autonomo e presero anche iniziative spontanee ma molto efficaci come quando organizzarono un presidio di protesta di fronte alla villa del direttore di Niccioleta, episodio questo che non sfuggì al cronista del Tirreno che lo riporta in cronaca il 22 Marzo 1951 “… in seguito ai provvedimenti di decurtazione salariale attuati dalla Montecatini, un gruppo di donne – mogli, figlie, sorelle, mamme e fidanzate – ha organizzato una manifestazione di protesta davanti alla villa del direttore della miniera di Niccioleta. L’iniziativa non ha provocato incidenti. Sono ancora le donne che porteranno conforto ai loro mariti e figli durante l’occupazione di 24 ore delle miniere del 2 Giugno. Trascorreranno il giorno e la notte davanti ai pozzi e nei piazzali cucinando pasti caldi per i loro uomini asserragliati nelle gallerie della miniera. Li accoglieranno offrendo loro oltre all’affetto caffè e biscotti, offriranno questo misero rinfresco anche alle forze di polizia che sempre presidieranno in forza le manifestazioni dei minatori”.

Le donne cominciano ad assumere un ruolo non solo di sostegno e conforto per i mariti in lotta, ma uscendo dal loro tradizionale isolamento riescono a portare nella discussione elementi di novità capaci questi di incidere nelle stesse linee strategiche che il movimento operaio si era dato. Già come amiche dei minatori all’inizio di Giugno del 1951 avevano fatto sentire la loro voce, ma ancora questa veniva intesa più come supporto tecnico che non vera e propria indicazione politica. Il salto di qualità è evidente quando una delegazione di donne delle zone minerarie partecipa al V congresso nazionale della FILIE e in quella sede viene pronunciato un intervento che va si dalla richiesta di imporre alla Montecatini la concessione del pacco-dono per la befana anche ai bimbi dei minatori licenziati, ma chiedono anche che una delegazione di donne possa recarsi alla Camera, al Senato e dall’onorevole Di Vittorio perché sia aperta un’inchiesta sugli infortuni, che le leggi di polizia mineraria siano applicate, che queste leggi siano inoltre modificate per scongiurare e dire basta all’incubo degli “omicidi bianchi”.

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