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Il Pd di Grosseto ha approvato il bilancio, Panfi: «partito trasparente»

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GROSSETO – La Direzione dell’Unione comunale del Pd di Grosseto ha approvato il bilancio consuntivo 2011. A fronte di entrate per 63.962 euro, ci sono state uscite per 74.069, con la copertura del disavanzo di 10.000 euro garantita dalle disponibilità sul conto corrente bancario (14.776 euro).

«Proprio  in queste ultime settimane – sottolinea il segretario comunale Roberto Panfi – il tema dei costi della politica e del finanziamento dei partiti è stato al centro dell’attenzione della pubblica opinione. Bene, pur in assenza di obblighi di legge, il Partito democratico è l’unico ad avere sin dalla propria nascita i bilanci certificati da società di revisione contabile, e sia il bilancio nazionale che quello regionale sono consultabili su internet. In questo quadro, nel nostro piccolo, anche noi dell’Unione comunale di Grosseto vogliamo contribuire all’operazione di trasparenza nei confronti dei cittadini.

Pochi giorni fa – spiega Panfi – la Direzione comunale di Grosseto ha approvato il consuntivo del 2011: entrate per 63.962 euro e uscite per 74.069, con la copertura del disavanzo di 10.000 euro grazie alle disponibilità di conto corrente. Aldilà delle cifre, tuttavia, il dato politico significativo è che lo scorso anno il partito ha impegnato il grosso delle risorse per finanziare le spese della campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale, e lo ha fatto autofinanziandosi completamente senza ricorrere ai rimborsi elettorali. Sul fronte delle entrate, infatti, le risorse sono state versate da amministratori, candidati al consiglio comunale, singoli e aziende. Il resto è derivato dai residui della Festa democratica del 2010, dall’attivo di quella del 2011 e da un contributo del Territoriale.

Le uscite si dividono in tre aggregati fra loro praticamente equivalenti: spese per la campagna elettorale del Partito democratico (manifesti, volantini, brochure, spazi televisivi etc); per sostenere il comitato elettorale di Emilio Bonifazi; per l’attività ordinaria di partito: spese telefoniche e per l’acquisto di sms, acquisto di elettrodomestici e computer, contributi all’attività politica dei Circoli, fondo di economato, spese condominiali, convegni e così via.

Da questo bilancio emerge chiaramente quali sono i costi di funzionamento della politica in una realtà di dimensione tutto sommato piccola come Grosseto, per un partito che come il nostro continua a fare affidamento sia sulla partecipazione dei volontari, sia sull’autotassazione degli amministratori e di chi si candida a ricoprire cariche pubbliche. Anche per difendere l’onorabilità di una storia e una certa idea di militanza politica, siamo convinti che vada approvata una legge che riconosca i Partiti come associazioni di rilevo costituzionale, e per questo ne sottoponga i bilanci e le gestioni patrimoniali a rigidi controlli da parte di autorità indipendenti. La nostra proposta, depositata in parlamento, prevede che questo compito sia demandato alla Corte dei conti. Ci auguriamo che anche altri facciano scelte altrettanto chiare».

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