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Latte ovino, Grosseto chiede la riapertura della trattativa

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GROSSETO – La Provincia di Grosseto spinge per la riapertura del Tavolo regionale di trattativa sul prezzo del latte ovino. A prendere posizione a tutela degli allevatori maremmani è il Consiglio provinciale che ha approvato all’unanimità un documento in cui si dà mandato alla Giunta di assumere tutte le iniziative utili a favorire la riapertura delle trattative.

Il tavolo regionale di trattativa si è interrotto lo scorso dicembre: i produttori, rappresentati dalle associazioni di categoria, avevano chiesto alle imprese di trasformazione l’adeguamento, nel 2012, del prezzo del latte ai crescenti costi di produzione, in modo da consentire la sopravvivenza di un settore fortemente colpito dalla crisi economica. Le imprese di trasformazione non hanno accettato la proposta.

“Sono passati oltre due mesi dalla rottura del tavolo regionale – sottolinea Enzo Rossi, assessore provinciale allo Sviluppo rurale – e nonostante i tentativi di mediazione l’accordo tra allevatori e caseifici non è stato ancora raggiunto. Se non cambiano le cose tra una decina di anni il comparto ovino in provincia di Grosseto e in Toscana sarà un ricordo. La situazione è delicatissima, ci avviciniamo alla fase primaverile, che è quella di massima produzione, e gli allevatori si trovano a vendere il latte in un clima di forte incertezza,  con un prezzo addirittura ridotto rispetto all’anno scorso: poco più di 73 centesimi al litro a fronte degli oltre 80 centesimi pagati nel 2011. Considerando che i costi di produzione superano l’euro al litro e sono in costante aumento, è facile comprendete come la situazione sia insostenibile. Molti allevamenti di ovini della provincia di Grosseto hanno chiuso e altri chiuderanno (erano 1889 nell’anno 2000, oggi sono 1042), attanagliati dalla crisi economica che ha investito tutte le produzioni alimentari, compresa quella del formaggio. Stiamo parlando di un settore chiave per la nostra economia, sia dal punto di vista commerciale e occupazionale, sia di presidio delle campagne e delle zone collinari, dove il rischio di dissesti idrogeologici e ambientali è particolarmente presente”.

“Siamo convinti che si possa ancora fare qualcosa, – continua l’assessore Rossi – Provincia  e Regione Toscana sono pronte a riaprire il tavolo, ma la volontà politica, da sola, non basta, perché, di fatto, si tratta di un accordo tra privati. Per questo richiamiamo le parti ad un forte senso di responsabilità. Se non si trova il modo di riassorbire tutti insieme la crisi, le difficoltà ricadranno inevitabilmente sull’anello più debole, rappresentato dagli allevatori. E non lo possiamo permettere.”

Alcuni dati a livello regionale:  negli ultimi 15 anni il settore dell’allevamento ovino in Toscana ha subito un pesante ridimensionamento. Dal 1995 ad oggi, infatti, si è verificata una riduzione del 38% del numero degli allevamenti (da circa 5000 a poco più di 3000) e del 25% del numero di capi llevati (da circa 600.000 a poco meno di 450.000).

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