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Gavorrano: la vita e la miniera negli anni ’50

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di Silvano Polvani e Maurizio Orlandi

Prima Parte – Nel 1951 la popolazione di Gavorrano, escluse le frazioni vicine, contava circa millecinquecento abitanti. La storia del paese aveva fatto si che intorno alla miniera si radunassero gli interessi della maggioranza della popolazione e che pertanto tutta la vita del borgo fosse stabilita dal lavoro del sottosuolo. Di quattrocentoquaranta famiglie residenti, il 65% aveva il proprio capofamiglia o altri membri occupati alla Montecatini e solo il 35% risultava impiegato in altre attività, in genere nell’agricoltura, nel commercio e nell’edilizia. Considerando le famiglie collegate all’industria estrattiva, risulta che il 49% percepiva un solo reddito e che di queste il 12% ne percepiva un secondo da un’altra attività. Occorre qui ricordare che le donne, in genere, non rivestivano in miniera alcuna funzione professionale, così a Gavorrano il 98% circa degli occupati nell’estrazione del minerale, era costituito da manodopera maschile. Nel 1951, poi, seppure proseguissero gli intenti della Montecatini ad evitare l’integrazione sociale fra i lavoratori locali e quelli forestieri con la costruzione di borgate operaie decentrate, solo il 50% delle famiglie risultava originario di Gavorrano. Gli archivi dello stato civile del comune confermano il progressivo insediamento nel paese di nuclei famigliari di diversa provenienza: i sardi Putzolu, Canu, Anedda, Piscedda, Casula, Carta, Utzieri, Crobeddu; i veneti Dell’Acqua, Da Roit, Friz, Olivotto; i siciliani Caiolino, D’Anna, Focoso, Pazzaglia, Cacace, Bromo, Caruso.

Le Famiglie – Un altro aspetto che merita attenzione è che il 90% circa dei lavoratori occupati alla miniera risultava coniugato. Questo dato evidenziava il peculiare ruolo che il nucleo famigliare rivestiva all’ interno della comunità mineraria. Il disagio fisico e il continuo pericolo, fattori questi forse tra i più comuni della condizione dei minatori, li induceva a ricercare fuori dal lavoro una vita il più possibile confortevole, come una casa in bell’ordine, un pasto sempre caldo e l’affetto della moglie e dei figli. La famiglia veniva a costituire in questo caso uno dei più importanti canali per alleviare la stanchezza e la tensione accumulate durante la giornata trascorsa in miniera.

L’Istruzione – Il grado di istruzione dei lavoratori impiegati alla Montecatini poteva considerarsi nel complesso abbastanza elevato. A parte un 20% di analfabeti, il 50% risultava in possesso di diploma di licenza elementare, il 22,7% di quello di avviamento professionale e l’ 1,7% di scuola media inferiore; un 3% aveva poi conseguito un diploma specifico di scuola media superiore, mentre risultava solo un 1% di laureati, costituito in larga parte dai dirigenti locali della Montecatini e da alcuni liberi professionisti. Agli inizi degli anni Cinquanta quindi, era venuta a manifestarsi la tendenza a considerare la scuola come uno dei principali strumenti di mobilità sociale; un’importanza particolare rivestiva nella zona l’Istituto Industriale Minerario di Massa Marittima che curava la formazione professionale dei capo servizio, i quadri tecnici intermedi della miniera, quelli che nell’ambito dell’organizzazione del lavoro dovevano dirigere un’intera sezione di coltivazione.

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Commenti

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  1. Scritto da il fanta

    Tra l’immigrazione di intere famigli c’è stato anche e soprattutto quella ei marchigiani e romagnoli, tra le più significative sia politiche che numeriche quelle di Gabernardi. Dietro a questo evento c’è tutta una storia ricca di significati.