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Rosmini

A “scuola” di diritti umani con “Sembra mio figlio”. L’iniziativa promossa dal Rosmini

10/12/18

EVENTO GRATUITO
: The Space Cinema The Space Cinema, Via Canada, Grosseto, GR, Italia

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GROSSETO – Nella settimana del 10 dicembre, Giornata Mondiale dei Diritti Umani e a 70 anni dalla proclamazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, Sembra mio figlio di Costanza Quatriglio, prodotto da Ascent Film, presentato in estate al Festival di Locarno e distribuito in sala da Altri Sguardi, torna al cinema per un tour nazionale di matinées rivolte al mondo della scuola.

L’iniziativa è promossa in collaborazione con Amnesty International, associazione A Buon diritto, UNAR-Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali e UNHCR-Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Da Milano a Palermo, passando per Roma, Pisa, Grosseto, Brindisi, gli studenti assisteranno alla proiezione in sala del film Sembra mio figlio di Costanza Quatriglio che racconta, attraverso la storia di Ismail e Hassan, fratelli migranti residenti in Italia, la vicenda dimenticata del popolo Hazara, popolazione dell’Asia Centrale che da più di un secolo viene perseguitata per motivi razziali. Le proiezioni sono accompagnate in sala dalla presenza del cast artistico, di rappresentanti delle ONG coinvolte e di critici e operatori culturali attivi sul territorio.

A Grosseto l’iniziativa viene condivisa e proposta dal Liceo Statale Antonio Rosmini, da sempre molto sensibile alle tematiche sui Diritti Umani: il 10 dicembre, 400 studenti del Liceo delle Scienze Umane e del Liceo Economico-Sociale assisteranno alla proiezione del film al cinema The Space e, in seguito, incontreranno Roberto Vannetti, attivista di Amnesty Internationale

Il film – Sfuggito alle persecuzioni in Afghanistan quando era appena un bambino, Ismail vive in Europa con il fratello Hassan. La madre, pur non avendo mai smesso di attendere notizie dei suoi figli, oggi non lo riconosce più. Dopo diverse e inquiete telefonate, Ismail decide di andare incontro al destino della sua famiglia facendo i conti con la storia del suo popolo, il popolo Hazara. «Quando incontro per le strade i ragazzi afghani, io chiedo come sono arrivati qui, da quale parte dell’Afghanistan provengono, se vengono proprio dalla mia zona… forse prima o poi conoscerò qualcuno che mi darà la possibilità di trovare la mia famiglia. Cerco sempre qualcuno a cui chiedere dove sta la mia famiglia». Queste parole sono state pronunciate da Mohammad Jan Azad in chiusura del film documentario di Costanza Quatriglio Il mondo addosso, girato a Roma tra il 2005 e il 2006. Arrivato in Italia dopo aver attraversato il Pakistan, l’Iran, la Turchia e la Grecia, Jan viveva in un centro per minori stranieri non accompagnati; era partito a piedi dall’Afghanistan quando era adolescente, come tanti suoi coetanei sfuggiti alla furia dei Talebani negli anni che hanno preceduto l’11 Settembre 2001. Dal momento del distacco dalla madre, di lei non aveva avuto più notizie. Nessuno avrebbe mai immaginato che le parole di Jan si sarebbero avverate: nell’estate del 2010 Jan ha avuto il primo contatto telefonico con âbay: Mamma. È a partire dalla trascrizione dei diari di Jan che ha preso forma e vita l’idea di Sembra mio figlio grazie al lavoro congiunto alla sceneggiatura di Jan, Costanza Quatriglio e Doriana Leondeff.

Il popolo Hazara conta oggi quasi otto milioni di persone. Gli Hazara sono vittime di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità sia in Afghanistan che in Pakistan. Originariamente buddhisti, gli Hazara vivono perlopiù nelle zone centrali dell’Afghanistan. Il primo genocidio risale al 1890, ad opera del re dell’Afghanistan Abdul Rahman Khan che sterminò più della metà della popolazione Hazara. Solo nei primi cinque mesi del 2018, nelle aree abitate dagli Hazara, quasi mille persone sono state uccise.

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