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Il presidente dell’Isgrec scrive a Vivarelli Colonna: «Quali novità sulla sede?»

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GROSSETO – Il mese scorso, a seguito di un esposto anonimo in Procura, all’Isgrec veniva intimata la chiusura dello stabile che lo ospita, il Poderino dell’Agrario in via De’Barberi 61, di proprietà della Provincia, sul quale veniva apposto un cartello «Attenzione, locale inagibile». Da quel momento, l’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea non ha più una sede.

Il presidente dell’Isgrec, Luca Verzichelli, ha così scritto una lettera al presidente della Provincia grossetana, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, per sapere se ci siano o meno novità in merito. Di seguito il testo della lettera.

Illustre presidente

Mi permetto di scriverle, non avendo avuto risposta alla mia dello scorso 20 marzo, relativa alla chiusura dei locali dell’Isgrec per inagibilità (uffici) e non idoneità di uso (biblioteca), se non un breve messaggio che recitava “Ho messo il mio vicesindaco ad occuparsi di questo con priorità assoluta”.

Il vicesindaco Luca Agresti, che ringrazio, ha confermato la volontà del Comune di offrire all’Isgrec uno spazio come soluzione tampone per evitare il protrarsi di una inattività che, dopo la forzata chiusura per emergenza sanitaria, significherebbe la morte dell’Istituto. Restiamo ovviamente in attesa di comunicazioni in proposito. Ma la soluzione tampone non estingue il problema da me segnalato. Ovvero, se la Provincia intenda trovare una soluzione a regime per l’Isgrec, consentendogli di continuare a svolgere il ruolo giocato sino ad ora, non soltanto come ente di ricerca e divulgazione scientifica, ma come latore di attività culturale e di formazione di studenti e docenti, nonché come organismo che offre un servizio pubblico alla cittadinanza con apertura all’utenza per 40 ore settimanali di beni culturali, che ad oggi constano di circa 600 metri lineari di materiale bibliotecario e archivistico.

Se la Provincia non darà una risposta al mio quesito, le chiedo: cosa sarà della seconda biblioteca cittadina? Dove potranno svolgersi i consueti corsi di aggiornamento didattico e il lavoro con studenti e tirocinanti? Come potrà l’Isgrec continuare a impegnare i giovani del Servizio Civile Regionale? Come potremmo occuparci dei fondi di archivio in ottemperanza agli impegni presi con la Soprintendenza? Cosa ne sarà dei ricercatori e dei collaboratori con contratto di lavoro? Come potremo portare avanti progetti locali, regionali, nazionali ed europei, che portano finanziamenti anche cospicui a Grosseto?

Assumevo di contare su tale volontà, dai segnali incoraggianti registrati nel nostro incontro del 6 marzo. Parlammo di varie possibili soluzioni: individuare altre sedi appannaggio di Provincia ed altri enti locali; favorire possibili combinazioni di cooperazione inter-istituzionale, anche con la Regione, per reperire le poche risorse necessarie a mettere in agibilità una parte del complesso che fino ad ora ha ospitato l’Isgrec. Ha intenzione di perseguire una di queste strade? Ho sentito parole lusinghiere da parte sua per l’Istituto che presiedo.

Voglio capire se queste parole sono accompagnate da una volontà, squisitamente politica, di consentire all’Istituto di continuare ad operare. Oppure se devo prenderle come il requiem per un soggetto la cui esistenza non è considerata strategica, e nemmeno minimamente utile, dalla Provincia di Grosseto.

Anche questa, presidente, sarebbe una scelta squisitamente politica. Lei comprenderà che riterrei inaccettabile vedere l’Isgrec morire per una decisione politica, che si nasconde dietro l’opaca vicenda di un esposto anonimo, cui ha fatto seguito una disposizione burocratica.

Il presidente della Provincia ha l’opportunità e la responsabilità di proporre una soluzione, indicando una decisione chiara: un impegno o un disimpegno netto nei confronti di una istituzione che intende offrire ancora i propri servigi di ricerca, divulgazione e formazione, e la propria competenza al territorio di Grosseto.

Mi permetto di rilanciare con forza la sollecitazione, conscio della delicatezza che questo momento storico rappresenta per tutti noi. So che ogni soluzione perseguibile avrebbe tempi “tecnici” di applicazione, ma anche lei conosce l’urgenza che l’Isgrec ha di tornare subito a lavorare non appena l’incubo dell’emergenza sanitaria sarà finito.

Ricordo anche, ma credo le sia cosa nota, che l’Isgrec accoglie fondi di archivio tutelati dalla Soprintendenza, ed una pregiata e corposa biblioteca che rappresenta un patrimonio culturale di grande valore per il territorio. In ragione della interdizione che abbiamo ricevuto, a seguito di disposizione della vostra Amministrazione, la responsabilità di ogni danno subito da questi beni, ricadrebbe su codesta amministrazione.

Conosco le Istituzioni, presidente. Le frequento. Le studio. Le rispetto, come rispetto il lavoro di chi è chiamato a governarle. Sono convinto che anche lei condivida il bisogno di chiarezza, di rispetto e di responsabilità verso tutte le istituzioni. Comprese quelle della ricerca, della formazione e della gestione di beni culturali.

Per questo le chiedo di darmi una risposta scritta, confermando l’impegno, espresso verbalmente, a trovare in tempi brevi per l’ufficio, gli archivi e la biblioteca Isgrec una soluzione definitiva. Una soluzione buona per l’istituto e per la stessa Provincia.

 

 

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