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Confindustria presenta Ama-Dih, il progetto digitale per le imprese che vogliono innovare

GROSSETO – Le imprese che vogliono intraprendere un percorso di innovazione, ormai imprescindibile nell’era dell’Industria 4.0, hanno a disposizione un servizio ad hoc per essere guidate in tutte le tappe necessarie. È quello fornito dal progetto Ama-Dih di Digital innovation hub Toscana, la struttura gestita da Confindustria Toscana Sud che oggi, mercoledì 22 gennaio, ha portato nella sede della delegazione di Grosseto l’ottava tappa del Roadshow toscano.

Un appuntamento dedicato a informare gli imprenditori su tutto quello che c’è da sapere sulla “rivoluzione digitale”, con tanto di best practice di imprese grossetane che hanno già intrapreso con successo questo percorso.

«L’innovazione – ha detto Giovanni Mascagni, responsabile della delegazione di Grosseto di Confindustria Toscana Sud, portando il saluto del presidente Francesco Pacini – dev’essere presente in tutte le aziende, ma non come concetto astratto. Per questo abbiamo scelto di presentare casi concreti, con tecnologie realmente abilitanti, e spiegare come passare dalla teoria alla pratica. L’Industria 4.0 è un universo estremamente articolato che, oltre alla tecnologia, comprende le competenze e le agevolazioni fiscali che sostengono questo processo: alla base di tutto ci sono comunque le idee, un fattore che restituisce la dimensione più autentica di fare imprese».

Fabrizio Bernini, presidente della delegazione di Arezzo di Confindustria Toscana Sud e presidente di Digital innovation hub Toscana, ha parlato chiaro: «Fare digitalizzazione significa fare occupazione e i risultati lo dimostrano. Anch’io l’ho fatto: nella mia azienda, solo nell’ultimo anno, ho assunto 26 nuovi ingegneri. Un imprenditore deve avere la cultura del rischio. E chiunque faccia industria è coinvolto nella digitalizzazione: non cambia cosa si fa, ma come lo si fa. La strada giusta è puntare sui giovani, perché l’85% dei posti di lavoro che ci saranno nel 2030 oggi non esistono. Invece nel nostro territorio c’è ancora una digitalizzazione troppo bassa, nonostante costi relativamente poco. Basti pensare che il 39% della forza lavoro è composto da persone ancora da digitalizzare. Aveva ragione Einstein: la vera crisi, è la crisi dell’incompetenza».

Silvia Ramondetta, coordinatore di Digital innovation hub Toscana, ha illustrato nel dettaglio il progetto Ama-Dih: «L’obiettivo – ha detto – è guidare gli investimenti delle imprese, accompagnarle in questo percorso di innovazione. Diamo un aiuto a ogni esigenza, indirizzando gli imprenditori verso le soluzioni più adeguate. Non è solo una fotografia della situazione esistente: si parte con l’assessment, cioè una valutazione, per poi creare una vera e propria roadmap digitale, con tutte le tappe da percorrere. È un affiancamento delle imprese da parte di una rete, quella di Digital innovation hub, cioè un’infrastruttura permanente che opera grazie a Confindustria. In Toscana scontiamo ancora la partenza in ritardo, ma abbiamo tutte le carte in regola per affrontare il futuro: possiamo contare su un’identità digitale piuttosto definita. E nel nostro Roadshow stiamo raccogliendo tanti dati preziosi».

Qualche numero, fornito da Claudio Benassi dell’area Industria 4.0 di Confindustria Toscana Sud: «Nel 2019 abbiamo seguito 106 progetti, per un valore di 22 milioni di euro, anche in aziende che hanno sede fuori dalla nostra regione. I principali vantaggi scaturiti dagli investimenti sono l’aumento della flessibilità della produzione, l’ottimizzazione della manutenzione di macchine e impianti, più efficienza, la riduzione dei tempi di progettazione e un maggiore supporto alle decisioni di marketing. E poi si libera l’operatore da mansioni ripetitive per farlo dedicare ad altro. Insomma, la digitalizzazione conviene».

E lo possono confermare gli imprenditori maremmani che l’hanno già introdotta e che hanno raccontato la loro esperienza: Stefano Batistini di Opus Automazione, Eleonora Cannoni e Vincenzo Motta di Schneider Electric, Ilaria Tosti di Tosti Spa e Stefano Petrella di Certema.

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