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#tiromancino – 2020-2030. In Maremma lo sviluppo economico non passerà dal turismo, ma…

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GROSSETO – Nel futuro lo sviluppo economico di Maremma e Amiata non passerà dal turismo. Ma dalla capacità di trasformare qualità ambientale e qualità della vita in fattori competitivi. Leva per motivare l’insediamento di attività manifatturiere innovative e del terziario avanzato. E forse dall’evoluzione del comparto agroindustriale che riesca a trasformare le produzioni primarie autoctone. Ma c’è poco tempo. Molto poco.

Il decennio che si apre con questo inizio d’anno sarà determinante. L’orizzonte è il 2030. O in questo lasso di tempo la provincia di Grosseto troverà il bandolo della matassa, mettendosi alle spalle gli stereotipi che ne caratterizzano l’auto rappresentazione, oppure il tracollo sarà irreversibile. A essere onesti, considerato il livello dei gruppi dirigenti diffusi – con le solite evidenti eccezioni – non c’è da esser molto ottimisti. Ma bisogna esserlo. E sognare a occhi aperti non costa nulla.

Intanto. Perché la chiave di volta non sarà il turismo? La risposta è semplice: perché è un comparto economico ormai maturo. In Italia, ma soprattutto in Toscana e in provincia di Grosseto. Bene che vada assisteremo a una migliore organizzazione dell’offerta. A una maggiore redditività con l’incremento della quota di stranieri. A una specializzazione più marcata.

La Maremma non è la terra più bella del mondo. È uno fra i tanti territori più belli d’Italia, in un mondo vasto. La velocizzazione dei trasporti negli anni a venire renderà fruibili a costi accessibili moltissime destinazioni in Italia e all’estero. La Maremma sarà più di quanto non sia già oggi uno dei tanti. Poi c’è il tema della produttività del turismo. È storicamente uno dei comparti dei servizi a più basso valore aggiunto, difficile si assista a una rivoluzione copernicana. Bankitalia ha calcolato che un aumento del 10% della spesa turistica, genera un incremento del Pil dello 0,2%. Improbabile sia il perno di una ripresa economica per l’intero territorio. Anche dando per buono il risultato della valutazione di un rapporto Unioncamere/Regione Emilia Romagna, che stima nel 30% il valore aggiunto riconducibile al turismo (diretto e indiretto) nella nostra provincia. A fronte del 12-13% del Pil generalmente stimato per i territori a maggior vocazione turistica. A meno di non fantasticare che la pur bellissima collezione Luzzetti appena insediata alle Clarisse, sia da sola in grado di incrementare di svariate decine di migliaia le presenze turistiche a Grosseto.

Ad ogni modo il turismo rimarrà un asset importante. Ma non quello che potrebbe determinare il sospirato salto di qualità.

Quindi cosa significa rendere qualità del territorio e qualità della vita elementi per attrarre investimenti manifatturieri innovativi e nei servizi avanzati? L’esempio concreto aiuta ad aprire uno scenario possibile. Partendo da un’esperienza già esistente.

A poco più di dieci chilometri da Siena – nella frazione di Rosia, nel comune di Sovicille – in campagna a ridosso di colline boscate, c’è un polo produttivo di vaccini fra i più importanti d’Europa, di proprietà della multinazionale farmaceutica Glaxo Smith kline (Gsk). Sito manifatturiero che lavora in tandem col centro ricerche di Siena. Una realtà che, tanto per dire, ha inviato in giro per il mondo cinquanta milioni di dosi di vaccini batterici per meningococco e herpes zoster. Dove lavorano 2000 persone di 55 nazionalità. E dove dal 2015 a oggi sono stati investiti quassi 200 milioni di euro. Nella Toscana regione trainante della farmaceutica italiana. Naturalmente con sommo scorno dei No-Vax nostrali.

Con tutto il rispetto per Rosia (Sovicille) e quello spicchio non fantastico come altri della campagna senese. Volete mettere con cosa simile realizzata ad esempio nei volumi delle tre colonie di Marina di Grosseto – Saragat. Bodoni e San Rocco – affacciate sul mar Tirreno e immerse nella pineta di origine leopoldina? In un contesto urbanisticamente riqualificato, dotato di infrastrutture telematiche, parcheggi scambiatori, piste ciclabili e mezzi pubblici elettrici di collegamento con Grosseto, Castiglione della Pescaia e Follonica? A 80 km da Siena, con la E78 finalmente adeguata. A 130 chilometri dall’area metropolitana Pisa-Livorno, 100 da Civitavecchia e 180 da Roma. Finalmente raggiungibili in autostrada? Con l’aeroporto Baccarini a due passi, fruibile da manager e ricercatori di mezzo mondo?

Non è utopico pensare ad altri 2.000 tecnici e ricercatori di Gsk o di un’altra multinazionale di Big Pharma (No-Vax permettendo o meno) che possano vivere sulla costa grossetana, per lavorare a Marina di Grosseto. Scegliendo queste lande perché, ad esempio, si vive incomparabilmente meglio che nella piana fiorentina: a Calenzano, San Donnino, Signa, Scandicci o Sesto Fiorentino.

In fondo, la scelta di Rosia da parte di Gsk, fra le altre cose, si narra sia stata influenzata dal fatto che di quelle parti è la mente più brillante quanto a ricerca sui vaccini che l’azienda abbia nei propri ranghi.

Ma se non fosse quello di una multinazionale farmaceutica, il polo delle tre colonie marinesi potrebbe comunque essere sede di una grande azienda dell’informatica, del biomedicale o di qualche altro comparto innovativo. Con le reti 5G e la digitalizzazione, in fondo, ogni angolo del pianeta è potenzialmente un sito produttivo o di progettazione. E collocarlo sulla costa della Toscana meridionale, logisticamente a pochissima distanza da grandi aree urbane ma in una zona decentrata e ad elevato tasso di qualità della vita, potrebbe essere una scelta vincente per molti.

Certo, bisognerebbe avere gente sveglia là dove si decide. Amministratori visionari, in grado di deliberare rompendo gli schemi, con competenze operative. E non solo amministratori. Bisognerebbe avere…..

Estendendo questa visione, e sognando ad occhi aperti il mondo migliore possibile. Alla cava “Buca dei Lucchesi” di Roselle, a Grosseto, ad  esempio, invece dell’albergo/Rta che da dieci anni non si realizza, potrebbero realizzare un impianto di recupero dei Raee (rifiuti elettrici ed elettronici). Ad Orbetello, in riva alla laguna, nell’ex impianto Sitoco ora in corso di bonifica. Invece di realizzare le solite ovvie e inutili seconde case, la solita Rta e il solito hotel a quattro stelle. Si potrebbe insediare un grande studio internazionale d’architettura, di progettazione di bonifiche ambientali, o la sede di una società specializzata nel commercio online. In fondo tra dieci o quindici anni da Orbetello a Roma in treno è probabile ci si metterà mezz’ora o poco più. E ancora a Follonica, immaginare che le due imprese locali che si occupano di automazione industriale e monitoraggi ambientali – Elettromar e Opus Automazione – rilevino la ex colonia marina dal Comune per farne un polo di progettazione ingegneristica di riferimento anche per altre realtà aziendali che operano sul territorio. Vuoi mettere immaginare il futuro guardando il mare. Scendere in spiaggia e farsi un bagno? Così come il borgo spopolato di Scarlino potrebbe trasformarsi nella panoramica sede di elaborazione delle strategie ambientali delle aziende industriali della piana sottostante. Mentre uno dei paesini in decadenza sulle pendici dell’Amiata potrebbe diventare sede di uno studio di registrazione musicale, attirando artisti da tutto il mondo. Senza limiti all’immaginazione. Coniugando bon vivre, qualità ambientale, economia della conoscenza, terziario avanzato e manifatturiero ad alto contenuto tecnologico. Così le case si costruirebbero per chi lavora, non per ingrassare la rendita.

Per una provincia che deve velocemente aggiornare la propria identità e vocazione, gli anni venti del terzo millennio saranno la prova del fuoco. Speriamo per il bene di tutti che non rimanga bruciata. E che diradato il fumo ci sia dell’arrosto.

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