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A tu per tu con Riccardo Bicicchi, il documentarista maremmano che gira il mondo per raccontare storie

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FOLLONICA – Oggi piove, niente riprese in esterno: Riccardo Bicicchi mi conferma che ci possiamo incontrare in un bar del centro per prendere un caffè e chiacchierare un po’. Sono le 16 e lui arriva puntuale. Ci sediamo ad un tavolo ed ordiniamo.

“Grazie Riccardo per la tua disponibilità” gli dico, mentre un tiepido sole sta facendo capolino, ma ormai è fatta, l’intervista può cominciare.

Dunque Riccardo, sei nato a Massa Marittima ma sei originario di una famiglia di marinai della Versilia. Si può dire che il tema del viaggio era già in qualche modo scritto nel tuo destino?

Sì, per parte di babbo erano gente di mare, e mio nonno diceva che in ogni generazione ci doveva essere un figlio maschio destinato a viaggiare. Sembra che avesse ragione.

Una laurea in Scienze politiche ad indirizzo internazionale con una tesi scritta a Mostar: vuoi raccontarci qualcosa di questa esperienza?

Il mio primo viaggio fu un caso. Lo feci via terra verso Mostar, ed è da lì che è cominciato il mio rapporto con la città. Ci scrissi la tesi di laurea per raccontare quello che era successo durante la guerra, attraverso le testimonianze di coloro che l’avevano vissuta. Con loro ero diventato amico, e dopo tanti anni ci sentiamo ancora spesso grazie ai social. Di questa esperienza ho ricordi belli, ma anche dolorosi. Ero giovane e mi trovai per la prima volta di fronte ad una città distrutta. Ricordo ancora perfettamente ogni attimo.

E da allora i luoghi di guerra sembrano essere diventati di casa per te….

E’ capitato di viaggiare, da solo o insieme ad altri, in posti che sono stato fortunato ad avere avuto la possibilità di raggiungere. Di ogni luogo mi rimangono nella mente delle immagini. Persone, paesaggi, voci, suoni, profumi. Sai, è come se mi si fossero attaccate addosso. Ed ho capito che a questi posti bisogna avvicinarsi con estremo rispetto.

Un docufilm su Norma Parenti Pratelli ed uno sulla musica perduta degli Etruschi significano comunque un profondo attaccamento alla tua terra ed alle tue radici.

Certo, alla fine è il posto dove uno ha avuto la ventura di nascere che ti dà gli strumenti per viaggiare. In fin dei conti i luoghi di miniera, come è il villaggio di Fenice Capanne, dove ho passato un’infanzia felicissima, erano luoghi cosmopoliti. Valori come l’aiuto ed il rispetto degli altri me li hanno insegnati gli abitanti di questo villaggio.

Documentari per Rai tre e collaborazioni con il Corriere della sera, da anni in giro per il mondo….

Sì, ma quando torno, ogni volta vado a rivedere quello che chiamo i miei “posticini”. Le mie radici sono queste, quando posso racconto sempre del mio paese. Di recente ho realizzato un piccolo video per l’ambulatorio di Massa Marittima in cui alcuni medici volontari si occupano della salute dei meno abbienti. Per me è di gran lunga la cosa più importante che ho fatto quest’anno.

Nel tuo sito si legge “ Vivo cercando storie da raccontare”….

Sì, questa è la dimensione della vita che mi sono scelto. Sono entrato in questo mondo per caso e per curiosità, ed anche grazie alle letture che ho fatto da ragazzo e a quelle consigliate durante gli anni in cui ho frequentato il Liceo Classico a Massa Marittima. Quegli anni sono stati molto importanti per me. Ed io sono solo uno dei tanti che poi è partito.

La figura del documentarista esercita un fascino particolare ed è il sogno di molti giovani: che cosa ti senti di dire loro?

Che è complicato, difficile ed è una dimensione di vita totalizzante, ti detta i tempi e i luoghi del vivere. Se vuoi farlo con lo spirito vero, costa sacrificio e fatica. E’ un mestiere che comporta anche dei prezzi da pagare. Devi avere intorno a te persone che ti permettano di farlo. Sei sempre sospeso a metà tra l’ansia della realizzazione delle tue storie, e non sempre ci riesci, e la felicità di vedere il lavoro finito. Nei miei pezzi scrivo i testi e scelgo le musiche, ma ho anche dei collaboratori.

Il tempo a mia disposizione sta per finire, ci alziamo e raggiungiamo l’uscita: “So che ripartirai di nuovo…per dove questa volta?”

Medio Oriente, dopo Natale. Probabilmente.

E noi naturalmente ti aspetteremo per saperne di più. Grazie Riccardo e in bocca al lupo.

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