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Dormono su una panchina, il Comune: «Abbiano dato una casa a Scarlino ma non vogliono starci»

FOLLONICA – “Gestire le emergenze che riguardano le persone in difficoltà di Follonica è, più che un’attività straordinaria di chi amministra, un quotidiano impegno per fronteggiare le fragilità nelle quali le famiglie si trovano evitando in ogni modo le strumentalizzazioni e mantenendo al centro l’attenzione per le persone.”

Inizia così la dichiarazione congiunta del sindaco Andrea Benini e dell’assessore alle politiche sociali Alessandro Ricciuti dopo la scelta di due persone di dormire su una panchina davanti alla Biblioteca della Ghisa.

“La storia di queste persone – continuano sindaco e assessore – è, da tempo, insieme ad altre situazioni difficili, al centro delle attenzioni delle politiche sociali dell’amministrazione che non si è mai sottratta ai suoi impegni. E’ importante per noi, però, sottolineare che la spettacolarizzazione del dolore e della marginalità non appartiene al nostro modo di amministrare e che ci siamo sempre avvicinati a tutto ciò che ruota intorno al sociale per risolvere, nell’ambito del possibile, le problematiche, preservando la dignità di chi si trova in difficoltà.”

Nei giorni scorsi l’Amministrazione, a seguito di un’ordinanza di sgombero firmata dal prefetto e dal sindaco Andrea Benini, aveva provveduto a far uscire da una casa pericolante e dichiarata inagibile all’interno dell’area Ex Ilva, una signora di 75 anni ed il suo convivente.

L’Amministrazione aveva trovato, grazie ai servizi sociali del Coeso, una nuova soluzione abitativa per la coppia che era stata trasferita in taxi a Scarlino a spese della amministrazione. La casa di Scarlino, però, era stata abbandonata dalla coppia senza che sindaco o altri dell’Amministrazione fossero a conoscenza della scelta e la coppia, dopo un primo tentativo di rientrare nella casa inagibile dell’Ilva, aveva deciso di dormire all’aperto.

“Capita, a volte, che le persone coinvolte nelle politiche sociali decidano di non accettare i percorsi proposti e, se non sono interdette, è loro libera scelta farlo senza che nessuno di noi possa contrastare tali decisioni, anche se esse peggiorano la qualità della vita nella quale quelle persone versano. Lavoriamo quotidianamente con Coeso, servizi sociali, Forze dell’ordine e associazioni di volontariato per gestire ogni situazione si presenti e anche in questo caso è stato così. Ognuno ha fatto la sua parte e siamo già intervenuti, ancora insieme ai servizi sociali, per cercare di convincere le due persone ad accettare di andare alla mensa Caritas per un pasto caldo e un posto letto per la notte”.

“Non spettacolarizzeremo mai – concludono Benini e Ricciuti – gli interventi che siamo costretti a fare o il lavoro quotidiano che portiamo avanti con le associazioni e i servizi sociali, ma ciò non significa che quel lavoro non esista e che non sia un impegno duro e a 360°. C’è purtroppo un rischio fondato anche in Italia, a forza di alimentare odio, intolleranza e paura del diverso, di un deragliamento di civiltà che porta al “reato di povertà”. La politica che piace a noi vive anche di scelte silenziose e di umanità che ogni giorno la nostra comunità cittadina è in grado di generare attraverso tutto il sistema pubblico e privato, tra istituzioni e mondo del volontariato, attento a scelte di umanità e di solidarietà per gli ultimi che non richiedono le prime pagine dei giornali”.

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