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Il sindacato chiede di riaprire i cantieri: «Rilanciare il settore costruzioni per rilanciare il paese»

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GROSSETO – Il 15 novembre gli edili scendono in piazza: Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil uniti per chiedere risposte tra cui il completamento della due mari. Il primo passo, per la viabilità interna serve più attenzione.

«La Storia della Strada dei Due Mari inizia con ilGranduca di Toscana, Leopoldo II d’Asburgo-Lorena, che affida allo scienziato, matematico e territorialista fiorentino Pietro Ferroni il compito di pianificare un sistema viario capace di superare gli allora confini feudali e di proiettare anche fuori regione le reti commerciali toscane, cercando collegamenti transappenninici che connettevano il versante tirrenico con quello adriatico. La Via di Romagna aveva come obiettivo quello di consentire transito di beni ed eserciti tra Austria e Toscana, passando per i territori dell’amica Casa D’Este invece che nei territori dello Stato Pontificio» ricordano Gianni Bracciali, Fabio Carruale e Alessandro Rusci rispettivamente diPer la Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil.

«Ed è in quel progetto che nel 1791 Pietro Ferroni presenta per la prima volta il progetto della Strada dei Due Mari, opera che verrà poi costruita nei tempi della dominazione francese e della Restaurazione lorenese tra il 1829 e il 1939. Nel 1860 la Toscana arriva all’unità nazionale con una delle reti viarie più consistenti d’Italia, la densità di strade in rapporto alla superficie e agli abitanti è la più alta della Penisola. Più di cento anni dopo l’urbanistica moderna riprende i buoni propositi dei Lorena, e la Strada Dei Due Mari viene disegnata e ridisegnata sulle tracce di quella esistente creando, almeno sulla carta, una linea infrastrutturale che unisce le province di Arezzo Siena e Grosseto, tra di loro, mettendo così in connessione i porti di Livorno e quello di Fano. Un collegamento transappenninico alternativo al valico del Mugello, che avrebbe verso Livorno non solo i traffici della toscana del Sud ma anche quelli dell’Umbria».

«Il trasporto marittimo in Toscana, è aumentato negli ultimi 10 anni in e palesa l’interesse dell’economia verso questa forma di trasporto. Il Porto di Livorno ed il porto di Piombino saranno strategici per l’intera Toscana perché consentiranno di inserire la Regione all’interno del sistema di scambi del Mediterraneo, ma solo se potranno essere raggiunti da tutta la Toscana e anche dall’Umbria potremo dire di aver colmato le differenze tra la Toscana del Nord e quella del Sud.Oggi il completamento della Variante di Valico verso Bologna ha rallentato l’urgenza di avere un collegamento veloce tra i due versanti, il completamento della Grosseto Fano e l’adeguamento della malmessa E45, viene costantemente rimandato, in un’epoca in cui l’economicità detta l’agenda dei Governi».

«Ma se l’economia è miope, la politica ha il compito di vedere lontano – prosegue il sindacato -. Non possiamo non confrontare lo sviluppo che ha avuto negli ultimi 10 anni la Toscana del Nord con la decrescita che ha avuto negli ultimi 10 anni la Toscana del Sud. Infrastrutture ed economia vanno di pari passo sia per il fatto che gli investimenti pubblici in infrastrutture hanno un notevole effetto moltiplicatore sull’economia di quel territorio, sia perché gli investimenti, i commerci e la produzione industriale necessitano di reti viarie adeguate, senza le quali le imprese scelgono investire altrove. Ad oggi i tratti della Grosseto-Fano in Provincia di Grosseto sono quasi completati, manca il lotto da Civitella a Lampugnano che è stato aggiudicato ma pende un ricorso al Consiglio di Stato che ha sollevato una questione di legittimità costituzionale che deve essere affrontata. Il ritardo potrà essere anche di un anno per la cantierizzazione. Il lotto mancante nella Provincia Senese, il lotto 9, è sono stato approvato dal CIPE a luglio di quest’anno e quindi cantierabile, quelli nel territorio aretino invece sono fermi ed oggetto di una profonda revisione».

«Dobbiamo pensare anche alla viabilità interna della Provincia di Grosseto. La manutenzione e la creazione di una mobilità dignitosa è il principale argomento che la politica territoriale deve mette nella propria agenda, riuscendo, in qualche modo, ad andare oltre gli annunci e trovare risorse e tempo per la realizzazione e cantierizzazione. Come organizzazioni sindacali delle costruzioni chiediamo di agire, il tempo delle discussioni è finito. Se vogliamo bene al nostro territorio, dobbiamo aspettarci quelle opere minime che daranno impulso al nostro territorio» conclude la nota.

 

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