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Assegni a vuoto o non autorizzati: sanzioni per un milione e 400mila euro

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GROSSETO – Sono più di duemila le sanzioni emesse, nell’ultimo anno e mezzo, dalla prefettura di Grosseto, nell’ambito dell’attività di contrasto all’emissione di assegni senza autorizzazione o senza la prescritta copertura (gli assegni a vuoto). Gli illeciti commessi in questo settore, infatti, disciplinati dalla legge n.386/1990, sono stati depenalizzati con il decreto legislativo numero 507/1999 che ha ricondotto nell’alveo dell’illecito amministrativo alcune condotte non costituenti più reato, attribuendo la competenza sanzionatoria al prefetto.

Nel corso dell’ultimo periodo, dunque, è stata intensificata l’adozione dei provvedimenti sanzionatori ancora pendenti, ingiungendo ai trasgressori il pagamento di sanzioni per quasi un milione e quattrocentomila euro.

Il procedimento sanzionatorio amministrativo per violazione della disciplina in materia di assegni viene avviato a seguito di appositi rapporti/segnalazioni inoltrati al prefetto da parte di alcuni organi quali: la Banca d’Italia, gli istituti di credito e i notai. Inizia, a questo punto, la fase istruttoria vera e propria che si sviluppa attraverso la notifica di una contestazione amministrativa che consentirà al trasgressore di rappresentare, al prefetto, le proprie giustificazioni e così ottenere un’eventuale archiviazione dell’iter sanzionatorio. Solo all’esito di tale fase conoscitiva il prefetto decide, dunque, sulla base degli elementi acquisiti, se sanzionare o meno il trasgressore, adottando un’ordinanza ingiunzione di pagamento di una somma di denaro, non inferiore ai 516 euro, oppure una di archiviazione.

Successivamente, le ordinanze ingiunzioni non pagate nei termini vengono trasmesse all’agenzia delle entrate riscossione che dà il via all’iter di formazione delle cd cartelle esattoriali di pagamento. Anche in tale settore è stata intensificata l’azione della prefettura che, nell’ultimo anno, ha trasmesso al concessionario della riscossione più di 5.000 ordinanze ingiunzione non oblate, per un importo complessivo, da recuperare in favore dell’erario, di circa 1.500.000 euro.

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