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A 13 anni a caccia col fucile dello zio. Ragazzino spara due volte ad altezza uomo

GAVORRANO – Ha sparato due volte ad altezza uomo, imbracciando il fucile dello zio. Un cacciatore di 38 anni, residente a Potassa, nel comune di Gavorrano, è stato denunciato per omessa custodia, per aver lasciato sparare, con il proprio fucile, il nipotino 13enne.

I carabinieri forestali di Massa Marittima stavano facendo alcuni controlli quando sono giunti nelle vicinanze di due appostamenti fissi. Hanno visto un uomo allontanarsi da uno di questi, e poco dopo, dallo stesso appostamento, un ragazzino ha imbracciato il fucile e ha sparato per ben due volte ad altezza uomo, peraltro in direzione di una parte di bosco spesso frequentata da escursionisti.

Solo la fortuna ha evitato la tragedia. Tutto questo senza accorgersi minimamente dell’arrivo dei Carabinieri forestale. I fucili sono stati sequestrati e lo zio del ragazzino rischia, oltre alla pena prevista, anche il ritiro definitivo del porto d’armi. «Ogni anno afferma il comandante Alessandra Baldassarri – vengono riscontrati comportamenti rischiosi, che mettono in serio pericolo la pubblica incolumità. Grazie agli inverni relativamente miti, infatti, i nostri boschi sono molto frequentati, sia per la raccolta di funghi, sia per una sempre crescente attività escursionistica, anche di natura professionale. Le campagne sono in questo periodo dell’anno frequentate per la raccolta delle olive, mentre molti agriturismi lavorano relativamente bene anche in bassa stagione, offrendo passeggiate in campagna e nei boschi».

La forestale ricorda poi che «Nel rispetto delle misure di sicurezza l’esercizio della caccia è proibito a distanza minore di 150 metri dalle abitazioni e dalle strutture agricole, a meno di 50 metri dalle strade pubbliche, nei pascoli con animali e nelle colture agricole prima del raccolto. In questi contesti, il fucile deve essere scarico e in custodia. In ogni altro contesto, al di là del rispetto della legge venatoria, è sempre obbligatorio garantire l’uso e la custodia delle armi in condizioni di massima sicurezza per gli altri, senza la quale può venir meno il presupposto per mantenere il porto d’armi».

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