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Chicche di Maremma: la storia di Guglielmo, il santo che uccise il drago che spaventava i castiglionesi

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GROSSETO – «Stanco, magro e con le carni lacerate dai ferri ai polsi, alle caviglie e ai fianchi per penitenza: così doveva apparire Guglielmo, eremita di probabili natali francesi che scelse come luogo della penitenza la Maremma, in un punto talmente malsano da esser chiamato proprio “Malavalle”, vicino a Castiglione della Pescaia». Lo scriveva Fabio Figara nel suo San Guglielmo di Malavalle. La storia ed il culto di un eremita medievale. Perché Guglielmo, santo patrono di Castiglione della Pescaia, sarebbe stato un cavaliere francese appartenente alla famiglia ducale d’Aquitania che, avendo condotto una vita dissoluta e sregolata, intorno all’anno 1140 fu scomunicato dall’allora Papa Eugenio III.

Si tramanda che Guglielmo si sia così convertito al cristianesimo e che, dopo aver compiuto tutti e tre i grandi pellegrinaggi medioevali, a Santiago di Compostela, Roma, e Gerusalemme, sarebbe giunto in Toscana dove sarebbe diventato eremita. Inizialmente si sarebbe insediato sul Monte Pisano, di seguito in territorio lucchese e in Garfagnana, per ritirarsi, infine, a Malavalle, nei pressi di Castiglione della Pescaia, così chiamata per l’aria insalubre che la caratterizzava dovuta alla malaria.

La leggenda racconta che, scelto un androne per dimorarvi, Guglielmo vi trovò dentro un drago che terrorizzava tutti gli abitanti dei luoghi vicini. Così il santo, fattosi il segno della croce, lo sfidò, uccidendolo con un semplice tocco di bastone. L’uccisione del drago è solo uno dei miracoli associati al santo, ancora oggi venerato con pellegrinaggi e feste a lui dedicate dalla comunità castiglionese. Morì nel febbraio del 1157. L’anno successivo il suo discepolo Alberto, accolto a Malavalle nel 1156, trascrisse gli insegnamenti e fissò la Regola Guglielmita nelle Consuetudines e Regula sancti Guillelmi. Nel 1211 la regola dell’ordine di San Guglielmo venne approvata dal papa Innocenzo III.

La comunità degli eremiti di Malavalle crebbe velocemente, diffondendosi in Toscana, nel Lazio e nelle Marche. Intorno al 1244 furono fondate le prime comunità all’estero. Il culto di San Guglielmo venne approvato dal papa Alessandro III tra il 1174 e il 1181.

Dopo la morte del santo, venne eretto un eremo sulla sua tomba, in località Boschetto (Castiglione della Pescaia), nel cuore di Malavalle. L’eremo originario non è però quello che oggi è possibile visitare. Nel 1224, infatti, sarebbe andato distrutto durante una battaglia tra Grosseto e Siena. Venne così riedificato e occupato dai guglielmiti, che lo lasciarono nel XV secolo. Nel ‘600 vi si insediarono gli agostiniani fino alla metà del ‘700, per poi diventare proprietà privata.

Dell’Eremo di Malavalle si possono vedere i resti della chiesa in stile romanico, risalente al XIII secolo, del complesso architettonico con le celle dei monaci che affianca la chiesa, del chiostro e della torre nel XVIII secolo. Lungo il percorso che porta all’eremo, sentiero di numerosi itinerari di trekking, si possono ammirare i resti dell’acquedotto che portava l’acqua a Castiglione e un mulino.

Nei mesi scorsi è stato predisposto il progetto di restauro dell’eremo di Malavalle. L’intervento prevede la sistemazione del pavimento in “cocciopesto” con l’utilizzo e la stesura di frammenti di cotto ottenuti dalla triturazione di mattoni fatti a mano, battitura per fare rifiorire il cotto e levigatura finale a mano. Il lavoro sarà realizzato in maniera tale da identificare la zona ossario rispetto alla restante pavimentazione. Il restauro prevede, inoltre, la ricostruzione della base dell’altare e la ricollocazione della mensa in pietra esistente. Il Ministero dei Beni delle attività culturali e del turismo ha assegnato i lavori urgenti alla ditta grossetana Antonio Lauria che ha un’esperienza consolidata in lavori di recupero e restauro di edifici storici in Toscana e in tutta Italia.

La festa liturgica di san Guglielmo di Malavalle cade il 10 febbraio. Castiglione della Pescaia, Tirli, Buriano, Vetulonia, Caldana, Braccagni e Batignano sono preziose custodi, da secoli, del culto del santo, conservandone le reliquie, le devozioni e le tradizioni che, nel corso dell’anno, caratterizzano la fede del popolo verso il loro patrono. Feste in onore di San Guglielmo sono, infatti, organizzate durante tutto il corso dell’anno. La prima domenica vicina al 10 febbraio si festeggia San Guglielmo a Vetulonia. Per l’occasione si organizza la Sagra della Cialda, dolce caratteristico della zona. Nel primo pomeriggio dalla chiesetta del paese parte la processione in cui i fedeli portano la reliquia del santo (un dito pollice), le armi , lo stendardo e il dipinto raffigurante l’immagine votiva. A Buriano, ogni seconda domenica dopo Pasqua, si organizza un pellegrinaggio che dal paese attraversa la macchia fino a raggiungere l’eremo. La prima domenica del mese di maggio si festeggia San Guglielmo a Tirli. I fedeli si riuniscono in processione sfilando col santo e le sue reliquie, custodite nella Chiesa di Sant’Andrea Apostolo.

L’eremo di San Guglielmo si trova QUI.

 

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