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Vivarelli Colonna: «Più soldi alle Province, potenziare investimenti e progettazione»

GROSSETO – «Le Province dovranno essere messe in grado di potenziare gli investimenti sul territorio e gli uffici di progettazione». È questo il messaggio più forte uscito dal direttivo di Upi Toscana di oggi. Di seguito il discorso che il presidente della Provincia Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha fatto ieri durante il consiglio comunale.

«E’ stata esaminata la prima nota di aggiornamento della finanziaria: la manovra di 30 miliardi, al netto di ben 23 miliardi destinati all’ammortamento/sterilizzazione dell’Iva, lascia poche risorse agli enti e alla ripresa economica. Il paese non cresce. L’ipotesi di crescita del Pil è per quest’anno dello 0,1%, per attestarsi nel 2020 allo 0,4% e all’1% nel 2021».

«Chiederemo al Governo di ripartire le risorse attualmente destinate alle autonomie locali sulla spesa per investimenti innalzando la percentuale devolvibile dal 50 al 60 per cento, per un totale di 6 miliardi. Questo perché dal rapporto Siope, confermato dalla Corte dei Conti, è emerso un aumento del 29% nell’ultimo anno degli investimenti da parte degli enti locali. La Provincia è l’ ente che realizza opere più di tutti gli altri enti e questo è un chiaro segnale che ne indica l’efficacia e la buona organizzazione, ma anche la necessità di un ulteriore finanziamento per strade e scuole».

«Da un’iniziale finanziamento già esistente di 9 miliardi da distribuire tra i vari enti (alle province spetterebbe il 50%), noi chiediamo che questa tranche di finanziamenti venga innalzata al 60% per un valore di 6 miliardi. Una richiesta legittima che fonda le sue radici in una situazione passata di inequità, in cui il Patto di stabilità verticale, al Comma 840 prevedeva una ridestinazione alla provincia dei 2,5 miliardi dati alle regioni che però noi non abbiamo mai ricevuto. Perciò richiediamo innanzitutto il rifinanziamento del Piano periferie, quindi 1,5 miliardi di euro destinati a piccoli e medi comuni non solo per la realizzazione di nuove opere nelle zone periferiche ma anche per il recupero e riuso di immobili abbandonati che consenta una riqualificazione del territorio della provincia».

«C’è bisogno di un’ulteriore incentivo di 1,2 miliardi di euro per implementare le opere del Green New Deal nelle scuole: il piano di investimenti dedicato alla modernizzazione degli edifici delle scuole è una delle priorità più importanti che potrà conseguire risparmio e generare buone pratiche per il futuro. Il taglio dei trasferimenti della legge 190 ha sottratto alle province italiane 3 miliardi (alla provincia di Grosseto 13 milioni di euro di prelievo solo sul bilancio 2019!). Chiediamo dunque la sterilizzazione del prelievo. Un focus va fatto anche per la parte di spesa corrente, tramite un piano di ristrutturazione del debito con la Cassa Depositi e Prestiti. L’Ente ha già aderito ad una serie di rinegoziazioni effettuando estinzioni anticipate dei mutui finanziati prevalentemente con applicazione dell’avanzo di amministrazione. In questo momento ci attestiamo su un totale di 176 mutui accesi, di cui:
• 158 mutui assunti con cassa depositi (112 a tasso fisso e 46 a tasso variabile)
• 15 mutui concessi dalla Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. trasferiti al Ministero dell’Economia e delle Finanze (gestiti comunque dalla Cassa Depositi e Prestiti), tutti a tasso fisso
• 3 mutui assunti con il Monte dei Paschi di Siena, a tasso fisso, assunti tramite convenzione con la Regione».

«Il 31 dicembre 2019 andranno in scadenza 13 mutui assunti con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e due mutui con Cassa Depositi e Prestiti, con evidente ulteriore riduzione delle spese di ammortamento. Chiediamo ulteriormente il reintegro di 190 milioni del fondo IMU TASI per i comuni e per la Provincia un incremento dei crediti di dubbia esigibilità per 260 milioni. Chiediamo una semplificazione attraverso la partecipazione dei comuni alla lotta alla evasione o a livello nazionale tramite la legge di bilancio con decreto fiscale. Sottolineo anche la necessità di creare un Parco progetti a livello regionale, il cui scopo sarà quello di recepire i fabbisogni di interventi infrastrutturali degli enti locali e delle istituzioni pubbliche presenti sul territorio (Comuni, Università, ecc.) organizzandoli rispetto alla strategia regionale ed indirizzandoli verso i più pertinenti canali finanziari».

«Chiediamo la restituzione da parte della Regione Toscana di funzioni e deleghe alle province. Il sistema regionale di sostituirsi alle province ci è costato 30 milioni di euro, e nessun risparmio può essere vantato da questa Regione se non di avere ridotto i servizi anziché migliorarli. Per quanto riguarda la funzione ambientale, è stato compiuto già un grande passo avanti: partendo dalla nostra vittoria presso la corte costituzionale è stato fissato un incontro con il sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut per la restituzione da parte della Regione, dell’intera delega ambientale».

«Un altro aspetto importante è l’istruzione della Stazione unica appaltante: ad oggi è stata attivata in 53 Province. Dallo Stato attendiamo 120 unità di personale per tutta Italia, intervento utile per i comuni medi e piccoli, anche per questi si parla di oltre un miliardo di euro di investimenti per il triennio 2020-2022. La nostra provincia di Grosseto ne sta dunque valutando l’implementazione. Uno dei punti chiave, imprescindibile per le nostre necessità è rappresentato dall’organico dell’ente: per il personale chiediamo l’abolizione del comma 421 che stabilisce un tetto assunzionale e l’adeguamento della norma provinciale a quella comunale (Art 33 decreto legge 34). Chiediamo dunque una nuova disciplina assunzionale sulla base della sostenibilità. Si parla di richiedere un aumento dal 25% al 50% di contratti a tempo determinato».

«In seguito alle assunzioni che quest’anno possiamo fare, procederemo al rafforzamento di tutta l’area tecnica. A livello nazionale non si parla più di blocchi assunzionali, ma di tetto assunzionale: noi abbiamo dei resti assunzionali per cui assumeremo per tutto il 2019-2020-2021, andando a potenziare le funzioni che riguardano edilizia scolastica, COSAP , lavori pubblici ed ambiente , settori del tutto svuotati dal blocco del turno over del personale andato in pensione. Procederemo con la.riorganizzazione dell’organico. Il nuovo tipo di organizzazione è più simile ad una macrostruttura aziendale e prevede, aree di output per i servizi al cittadino e d una.sola area amministrativa per i servizi interni. A livello regionale e nazionale, invece, è prevalentemente presente un tipo di organizzazione burocratica a canne d’organo, meno efficiente: gli uffici non comunicano e non ci sono momenti di coordinamento se non in maniera secondaria o collaterale».

«Il tipo di organizzazione da noi proposta è invece a matrice: prevede una verticalizzazione su: area direzione, area programmazione e area di controllo. In questo caso l’organizzazione è strutturale: quando si erogano servizi di area vasta, significa che i due dirigenti che organizzano l’area tecnica e quella amministrativa hanno necessariamente un punto di coordinamento e devono necessariamente comunicare tra loro. Non esisterà più il concetto di proprietà dei dipendenti, perché faranno tutti parte di un gruppo rispondente a più aree. Questo tipo di organizzazione viene definita in modo da poter dare servizi ai piccoli comuni che avranno così il.supporto necessario nelle funzioni essenziali. Il salto di qualità avverrà nel momento in cui le Province avranno risorse, economiche ed umane, per uffici di progettazione adeguati che sappiano rispondere alle esigenze concrete e per intervenire direttamente su edifici scolastici e strade. Solo così si restituirà il ruolo, costituzionalmente riconosciuto, ad un Ente che è stato oggetto di una sistematica opera di smantellamento e capro espiatorio della demagogia dell’antipolitica. Si pensi che la soppressione delle Province era stata motivata con la necessità di ottenere risparmi consistenti per le casse dello Stato. Ebbene, recentemente la Corte dei Conti ha calcolato che il solo passaggio dei dipendenti alle Regioni ha avuto un costo di 30 milioni di euro. Se questi sono risparmi…»

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