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#tiromancino – In Maremma una settimana da poker: dal “ballotaggio” all’Aurelia sicura

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GROSSETO – Poker di argomenti per questo #tiromancino. Ché di cose ne sono successe tante in settimana, tutte d’un certo rilievo. Motivo per cui meritava non lasciarne indietro nessuna.

L’urlo di Munch per il corridoio tirrenico – Sabato mattina nel piazzale di fianco al Maremà c’era davvero tanta gente a sostenere “Sì, Grosseto va avanti!”: il comitato di salute pubblica per l’adeguamento dell’Aurelia. Diciamo più o meno 700 persone, mobilitate dalle associazioni di categoria, dal sindacato e dalla politica. Sul cassone di un grosso camion, schierati dietro a Enrico Rossi, Riccardo Breda e Anton Francesco Vivarelli Colonna, un bel po’ di sindaci, e il gotha di sindacati e associazioni d’impresa. Tutti compatti a urlare il proprio “Sì” alla realizzazione del corridoio tirrenico col tracciato largamente condiviso nel 2017. Che negli auspici dei manifestanti dovrebbe essere realizzato da Anas.
A essere onesti, più che una manifestazione d’orgoglio per ottenere ciò che è giusto, sembrava un po’ la parodia del celebre “urlo” del norvegese Edvard Munch. Al cielo rosso sangue del fiordo ritratto dal pittore, poteva essere sostituito quello della Maremma. Che urla metaforicamente la propria angoscia per essere da troppo tempo tagliata fuori dalla rete infrastrutturale che connette il Paese. Pagandone conseguenze dolorose in termini di mancato sviluppo e fuga di giovani energie.
Il problema è che quella di sabato scorso era davvero l’ultima spiaggia. E non è detto affatto che basti aver ritrovato un’unità, almeno di facciata, per arrivare a dama in tempi ragionevoli. Perché i tempi dell’economia viaggiano a velocità incomparabile con quella della politica. Intesa in senso lato.
Aver perso anni e anni in polemiche autoreferenziali sul tracciato, nell’opposizione all’autostrada – responsabilità condivisa da molti che sabato stavano sul palco – ha infatti partorito il topolino basato sul minimo comun denominatore dell’adeguamento a quattro corsie. Purché si faccia qualcosa.
A riportare tutti alla realtà c’ha pensato il presidente della Toscana, Enrico Rossi, autostradista della prima ora, indicando i tre nodi da sciogliere entro fine anno. Pena l’ennesimo rinvio sine die della realizzazione dell’opera.
Primo: il governo deve trovare un accordo con Sat, concessionaria titolare dell’autostrada. Secondo: deve incaricare Anas della redazione del progetto esecutivo e dell’indizione della gara d’appalto. Terzo: bisogna trovare i soldi per coprire l’investimento a partire da questa legge di bilancio. Il tutto dev’essere contenuto nell’accordo di programma che va firmato entro gennaio.
Il Conte gialloverde, complice l’inefficace ministro Toninelli, ha fatto trascorrere 18 mesi inutilmente. Ora tocca al Conte giallorosso. La ministra alle infrastrutture Paola De Micheli ha evidentemente un altro passo. Ma ha tutto da dimostrare.

Col tempo e con la paglia, matura il rifiuto e la canaglia. Tanto per cambiare c’hanno messo troppi anni. Ma alla fine a Monterotondo ce l’hanno fatta a realizzare un moderno impianto di compostaggio a digestione anaerobica (in assenza d’ossigeno). Che tratterà circa 70.000 tonnellate l’anno di rifiuti composti dalla frazione organica degli Rsu (i rifiuti solidi urbani) con l’aggiunta di sfalci e potature, oltre a fanghi industriali e civili: frazione organica degli Rsu per circa 30mila tonnellate anno. Fanghi civili per 25mila tonnellate anno, e verde per altre 15mila.
Un impianto che è costato 20 milioni di euro, darà lavoro a una quarantina di addetti, tra diretti e non, e produrrà circa 25.000 tonnellate di fertilizzanti.
Che significa? Che per dare risposte ai problemi di recupero, riciclo e smaltimento dei rifiuti la demagogia dei comitati sedicenti ambientali non serve. Genera, come in questo caso, solo ritardi. Com’è avvenuto qualche anno fa per l’impianto di selezione e produzione del Cdr (oggi Css: combustibile solido secondario) delle Strillaie, nel comune di Grosseto. Come avviene da più di dieci anni per l’inceneritore di Scarlino.
Oramai lo hanno capito anche i sassi. Il ciclo dei rifiuti, inteso come ramo dell’economia circolare, ha bisogno di impianti. E ad ogni modo alla fine del ciclo rimane il 30% di rifiuto non recuperabile né riciclabile, che può alimentare i termovalorizzatori. La battaglia ambientalista è sulle tecnologie, non contro. Chiedere agli abitanti di Copenaghen.

Conad fa cappotto. La Scansanese andrà in apnea – Da un punto di vista commerciale, quello messo a segno da Conad (Clodia commerciale) con l’approvazione del nuovo supermercato di via Scansanese a Grosseto è senza dubbio un gran colpo. La nuova struttura che dovrebbe essere pronta in poco più di un anno, farà cappotto in un’area della città strategica non tanto rispetto al capoluogo. Ma soprattutto perché è il terminale di importanti flussi che arrivano da fuori città. Che nella logica della competizione tra giganti della Gdo significa sottrarre clienti a Unicoop Tirreno, in particolare al Maremà.
Basta osservare una piantina: sulla Scansanese – di fronte al cimitero di Sterpeto – confluiscono come in un imbuto tutti quelli che vanno e vengono da San Martino, Casalecci, Stiacciole, Istia, Arcille, Marrucheti, Preselle, Montorgiali fino a Scansano, oppure la zona di Grancia e Poggio alla Mozza. Tutte zone ad elevata densità turistica nel periodo maggio/settembre. Mentre l’uscita della variante Aurelia – Grosseto Est – è in grado in pochissimo tempo di convogliare sul nuovo supermercato Conad i flussi in arrivo dai grossi centri di Roselle e Rispescia/Alberese. Insomma, a spanne, diciamo per difetto un bacino di utenza potenziale di almeno 10.000 persone. Cui si aggiungerà uno quota dei consumatori cittadini.
Chapeau quindi. Ma la città cosa ci guadagna? Perché è del tutto evidente che sotto il profilo della mobilità urbana e periurbana, il nuovo supermercato renderà una vasta area poco vivibile. Con la povera Scansanese, già oggi inadeguata a sostenere i flussi di traffico nei periodi estivi di picco, che diventerà una strada insopportabile. Marchiata da periodi di percorrenza dilatati enormemente e un peggioramento della sicurezza.
In termini urbanistici, quindi, la scelta fatta dal Comune è controproducente per la qualità della vita dei grossetani. I quali, passato velocemente la tipica frenesia da inaugurazione, dovranno fare i conti con un altro quadrante di città privo di governo urbanistico e viario.
Altre considerazioni andrebbero fatte sull’impatto della nuova struttura sulla rete commerciale esistente. Ma richiederebbe troppo spazio in questa sede.

Riconta che ti passa? – A Follonica il Centrodestra ha voluto ricontare le schede delle ultime amministrative e l’ha avuta vinta. Gliene hanno attribuite due in più nella sezione elettorale 17, e quindi il sindaco attuale – Andrea Benini del Centrosinistra – non risulta più eletto al primo turno col risultato (di scuola) più unico che raro del 50% + un voto. La commissione elettorale s’è pronunciata, ora toccherà al Tar che potrà far svolgere il secondo turno di voto nella prossima primavera, con il sindaco fino a quel momento sostituito da un commissario prefettizio.
Peccato che al primo turno, anche senza quel voto in più, tra Andrea Benini (Centrosinistra) e Massimo Di Giacinto (Centrodestra), ci sono circa 1.200 voti di differenza. Ci sono poi poco più di 1200 voti sparpagliati in altre 4 liste civiche o sedicenti tali. Che saranno escluse dal ballottaggio tra le prime due.
Il ricorso è più che legittimo. L’opportunità politica di tenere nuove elezioni è abbastanza discutibile, considerato il distacco rilevante tra Benini e Di Giacinto. La cosa più probabile è che zero virgola più, zero virgola meno, i rapporti di forza tra i due schieramenti rimangano gli stessi. Con al massimo qualche tentativo di apparentamento al secondo turno, che potrebbe essere tentato a sinistra con scarse possibilità di concludersi. Considerate le rotture che ci sono alle spalle.
La conclusione logica di tutto ciò è una: se si ripeteranno elezioni palesemente superflue, per quanto legittime, si aggiungerà un altro mattoncino all’edificio dell’antipolitica. I qualunquisti – progenitori dei populisti – avranno buon gioco a dire che il secondo voto follonichese in pochi mesi è solo figlio della smania di protagonismo di una classe politica inconcludente e autoreferenziale. E per una volta non avranno nemmeno tutti i torti. Cosa che naturalmente varrebbe a parti invertite.

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