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Lutto in Diocesi: è morto don Carmelo. Era il parroco dell’ospedale

GROSSETO – “A distanza di poco meno di un mese dall’addio a don Gerry Luce, la Chiesa di Grosseto è stata visitata nuovamente da sorella morte. Nella tarda serata di giovedì 19 settembre, all’ospedale Misericordia di Grosseto, dove era stato ricoverato per problemi cardiaci, è deceduto don Carmelo Mocciaro” scrive, in una nota, la Diocesi di Grosseto.

Don Carmelo Mocciaro aveva 87 anni ed era sacerdote da 52. La salma è stata composta nell’obitorio dell’ospedale cittadino. Sabato 21 settembre, alle 16.30, nella cappella del cimitero della Misericordia, a Grosseto, sarà celebrata la messa di esequie, presieduta dal vescovo Rodolfo. Nel cimitero di via Senese avrà luogo anche la tumulazione nella cappella di famiglia, dove riposa anche la sorella Francesca, deceduta dieci mesi fa.

L’esistenza umana e sacerdotale di don Carmelo si è svolta tra la Sicilia, di cui era originario, e la Maremma, dove giunse nel 1968. Nato a Gangi (Palermo) il 26 febbraio 1932, aveva frequentato le scuole medie nel collegio San Basilio di Randazzo (Catania), poi il ginnasio e il liceo al Seminario vescovile di Perugia, infine aveva compiuto gli studi teologici presso gli Oblati della Madonna del Rosario, a Roma. Il 23 dicembre 1967 fu ordinato sacerdote, nella cattedrale di Tivoli: con altri tre confratelli è il primo gruppo di sacerdoti Oblati della Madonna del Rosario. Ad ordinarlo fu Roberto Ronca, vescovo che nel 1947 aveva fondato la Pia Unione dei sacerdoti oblati, dei laici oblati e delle oblate della Madonna del Rosario di Pompei.

Il primo incarico pastorale del giovane don Carmelo fu quello di vice parroco nella parrocchia romana di Sant’Angela Merici, nel quartiere Nomentano, affidata agli Oblati di Maria Vergine e consacrata proprio nel ’67. L’anno successivo, su invito dell’allora amministratore apostolico della diocesi di Grosseto, Primo Gasbarri, don Carmelo arrivò nel capoluogo maremmano e venne incardinato come prete diocesano già alla fine di quell’anno.

Per 10 anni (1968-78) insegna religione all’Istituto commerciale e al Geometri di Grosseto. Nel contempo, il 24 novembre del ’68, fa ingresso da parroco nella comunità di San Cerbone a Montorsaio e il 1 dicembre in quella di San Martino, a Batignano. In quest’ultima comunità resta 10 anni, mentre continua a guidare la parrocchia di Montorsaio fino al novembre del 1990, quando il vescovo Tacconi lo invia nella comunità di San Giuseppe a Grosseto quale vicario parrocchiale, dove nello stesso giorno fa il suo ingresso come parroco il fratello don Nunzio, anch’egli sacerdote in Diocesi. Don Carmelo resta al San Giuseppe un triennio, poi il vescovo Scola gli affida la parrocchia di San Vincenzo de’ Paoli, a Casotto Pescatori e nel ’94 lo nomina incaricato diocesano per le migrazioni, servizio che porterà avanti per molti anni.

Nel mentre svolge il suo servizio di parroco a Casotto, per don Carmelo si apre un’altra stagione del suo ministero sacerdotale: quella tra gli ammalati. Infatti nel marzo 1996 il vescovo Babini lo nomina cappellano del Misericordia, in aiuto ai frati cappuccini, che tutt’ora svolgono questo servizio. È un campo di apostolato nel quale don Carmelo esprime ulteriormente se stesso, la sua sensibilità umana e la sua attenzione sacerdotale. Per un breve periodo, dopo la rinuncia alla parrocchia di Casotto (1996), segue, da cappellano, anche gli anziani ospiti della casa di riposo di via Ferrucci.
Gli ultimi anni della vita di don Carmelo sono stati segnati dalla malattia, che lo ha costretto a ritirarsi da ogni attività pastorale, ma ha trasformato il suo sacerdozio in una ulteriore ed edificante testimonianza di “cireneo” della croce. Ha vissuto, infatti, l’infermità fisica con pazienza e serenità, in un’offerta continua della sofferenza.

La sua ultima presenza in pubblico risale al 2016, quando presenziò, nella chiesa di Batignano, insieme al fratello don Nunzio e alla sorella Francesca, alla cerimonia di scopritura e benedizione dell’opera pittorica raffigurante il venerabile p. Giovanni Nicolucci da san Guglielmo, realizzata dall’artista Francesco Mori su commissione della Diocesi. Fu grazie al generoso impegno finanziario dei fratelli Mocciaro che si poté realizzare la grande tavola a tempera e ad olio, che si può ammirare nella pieve di Batignano, sopra l’urna che custodisce i resti mortali del venerabile Nicolucci.

“Ogni sacerdote che muore impoverisce la vita della nostra Chiesa, ma la apre continuamente anche al mistero della vita come dono e offerta di sè – commenta il vescovo Rodolfo Cetoloni–. Don Carmelo ha servito con disponibilità, serenità, equilibrio e saggezza differenti realtà della nostra Diocesi, lasciando in ogni luogo un ricordo bello, compresi gli anni in cui svolse l’impegnativo servizio di cappellano ospedaliero. La sua delicatezza, la sua serenità hanno rappresentato lo stile del suo ministero. Lo ricordo con commozione il giorno in cui a Batignano inaugurammo la tavola pittorica dedicata al venerabile Giovanni Nicolucci: tornare in quella parrocchia, rivedere tante persone, avvertire la gratitudine di tutti noi lo aveva reso felice. Ci portiamo nel cuore quel sorriso, come sigillo su una vita donata a Dio e alla gente”.

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