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Facebook “cancella” CasaPound: anche a Grosseto oscurati profili personali e pagine

GROSSETO – «Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram. Candidati e partiti politici, così come tutti gli individui e le organizzazioni presenti su Facebook e Instagram, devono rispettare queste regole, indipendentemente dalla loro ideologia».

Si legge così su quello che resta della pagina Facebook di CasaPound Grosseto che, come altre centinaia di pagine simili in tutta Italia, è stata cancellata ieri dalla società di Palo Alto. Non solo. Perché Facebook ha deciso di cancellare oltre alle pagine “politiche” anche i profili personali degli esponenti e degli eletti di CasaPound e delle associazioni vicine al movimento considerato di estrema destra. È successo così che da un momento all’altro sono sparite dal social network più importante del mondo e più diffuso in Italia anche le pagine dell’associazione La Deceris di Grosseto e dell’associazione La Forgia di Follonica.

Colpiti dalla “scure” di Facebook, tra gli altri, anche Gino Tornusciolo, consigliere comunale di Grosseto (che in serata ha aperto un nuovo profilo privato), Stefano Rispi, responsabile provinciale ci Cpi e Alessandro Berardi, candidato a sindaco per CasaPound alle amministrative del maggio scorso nel Comune di Follonica.

In base a questi principi e alla politica aziendale messa in atto dalla società americana di Mark Zuckenberg , a maggio erano state ‘bannate’ anche le seguenti organizzazioni: Generation Identify (Pan-Euro), Inferno Cottbus 99 (Germania), Varese Skinheads (Italia), Ultras Sette Laghi (Italia), Black Storm Division (Italia), Rivolta Nazionale (Italia), Scrofa Division (Olanda), Chelsea Headhunters (Gran Bretagna), White Front (Bulgaria), Boris Lelay (Francia), Beke Istvan Attila (Ungheria), Szocs Zoltan (Ungheria) e Varg Vikernes (Norvegia).

«Credo che siamo arrivati alla psico-polizia – ha commentato Gino Tornusciolo – abbiamo subito un processo e senza aver commesso nessun crimine. Ci etichettano come persone che alimentiamo l’odio, quando invece non è così. Se uno commette un crimine è giusto che paghi, ma in questo caso non abbiamo commesso nessun crimine e non è giusto né democratico essere esclusi da un’agorà pubblica come è oggi un social network».

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