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Omicidio di Filare: in carcere anche una donna. Volevano rapinare gli spacciatori fotogallery

GAVORRANO – È una donna di 33 anni, Sonia Santi, residente a Suvereto, la complice di Mirko Meozzi, lo scarlinese finito in carcere per l’omicidio di Jarmouni Bouazza, 25 anni, e il tentato omicidio di Eljamouni Rahhal, 19 anni, i due marocchini vittime dell’agguato nella frazione di filare, nel comune di Gavorrano.

Secondo le indagini del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Grosseto e della compagnia di Follonica i due avrebbero organizzato una rapina ai danni dei due pusher che avevano organizzato una casa dello spaccio proprio a Filare, colpendo i due spacciatori con alcuni colpi sparati da una pistola calibro 9 di proprietà della donna.

Le indagini erano partite dopo che il 19enne era stato accompagnato in gravi condizioni al pronto soccorso da un’amica italiana. Sia la persona ferita che un cugino che si era presentato poi ai carabinieri avevano confermato che a sparare era stato un italiano che loro chiamavano “quello alto” e che è poi stato identificato come Mirko Meozzi. Sembra che lo scarlinese fosse andato lì per comprare 10 euro di hashish, ma che una volta arrivato abbia puntato una torcia in faccia ai due uomini, e abbia sparato. Il 19enne, ferito, è scappato nel bosco, mentre l’altro è caduto a terra. Al ritorno il ferito si è accorto che il contenuto delle tasche del cugino era sparito. Sempre secondo la testimonianza sarebbe arrivato in auto con una donna.

Meozzi, durante l’udienza di convalida, avrebbe invece detto che la pistola era stata un’idea di Santi. La donna non aveva abbastanza soldi per acquistare la droga e si sarebbe portata dietro la pistola per mettere paura ai due spacciatori. Il primo colpo, secondo Meozzi, sarebbe partito per sbaglio. Dopodiché, sempre secondo la testimonoanza di Meozzi, a prendere l’arma sarebbe stata Sonia Santi, che avrebbe sparato ancora. Meozzi nega però di aver rubato il contenuto delle tasche della persona morta. La versione di Meozzi non ha però convinto gli inquirenti anche perché a casa dell’uomo è stato sequestrato parte dello stupefacente sottratto (10 grammi di hashish e 3 grammi di cocaina, il tutto suddiviso in dosi). I carabinieri hanno anche sequestrato la pistola, due fucili e alcune munizioni di proprietà della donna. Insomma Santi avrebbe portato la pistola ma sarebbe rimasta in auto. Per il Pm avrebbe concorso nell’omicidio e nel tentato omicidio, un “concorso anomalo” lo definisce il gip Sergio Compagnucci. Le intercettazioni tra i due confermano il coinvolgimento della donna; in una conversazione lei scherza con la sorella sull’omicidio. Anche la donna è stata dunque arrestata e trasferita in carcere.

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