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Delfini morti a causa del morbillo. Trovate anche tracce di DDT e altri inquinanti

FIRENZE – E’ stata trasmessa alla Regione Toscana la relazione circa le analisi fisiche, batteriologiche ed ecotossicologiche sulle carcasse di delfino rinvenute lungo le coste toscane. Il referto, sottoscritto da tecnici del Dipartimento di scienze fisiche terra e ambiente dell’Università di Siena, dell’Istituto zooprofilattico sperimentale per le Regioni Lazio e di Arpat, conferma il virus CeMV, il Mobillivirus dei cetacei, come causa dei decessi ed annuncia ulteriori indagini – già in corso sugli stipiti virali isolati dall’IZS – per stabilire eventuali correlazioni tra il fenomeno in corso ed i precedenti analoghi avvenuti sempre nel Santuario dei Cetacei nel 2013 e nel 2016. Il lavoro sarà portato avanti in collaborazione con il Centro di referenza nazionale per la diagnosi dei Mammiferi marini spiaggiati (C.Re.Di.Ma), che sta analizzando i casi di altri delfini spiaggiati in Liguria.

“Le analisi che la Regione ha commissionato a ben tre importanti istituti – spiega l’assessore regionale all’Ambiente, Federica Fratoni – hanno confermato il CeMV come causa del picco nei decessi di delfini riscontrato da giugno nel Santuario dei cetacei. Il CeMv è patogeno solo per questi animali, e quindi non rappresenta un pericolo per altre specie”.

“Siamo impotenti davanti a questo virus – continua l’assessore – ma potremmo fare molto circa un altro problema evidenziato dalle analisi di tessuti e degli organi prelevati durante gli esami autoptici dei delfini: infatti la nota dei tre istituti evidenzia livelli elevati di DDTs e PCBs, policlorobifenili organoclorurati di vecchia generazione, utilizzati anche come insetticidi ed ancora presenti nel Mar Mediterraneo. Questi prodotti possono avere un effetto immunosoppressore e dunque possono aver contribuito al diffondersi della malattia ed ai suoi effetti. Per questo faccio un appello al Governo perché finalmente l’Italia aderisca alla Convenzione di Stoccolma del 2001, che mette al bando gli inquinanti organici persistenti. Il nostro è l’unico Paese europeo a non aver ancora sottoscritto quel patto di civiltà ed è giunto il momento di rimediare a questo errore”.

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