Il Giunco.net - Notizie in tempo reale, news in Maremma di cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

#tiromancino – geotermia & gessi rossi. Come perdere qualche migliaio di posti di lavoro?

Più informazioni su

Negli ultimi anni sulle previsioni dello scenario economico, purtroppo, la Cgil ci ha sempre preso. Anche se è rimasta costantemente inascoltata. Per questo non va preso sotto gamba l’ultimo “Rapporto sull’economia toscana” appena pubblicato dall’Ires-Cgil, l’istituto di ricerche economiche e sociali.
Il succo è che quest’anno, bene che vada, il prodotto interno lordo regionale crescerà dello 0,2% (nel 2020 del +0,6!). Che sostanzialmente rimaniamo a galla solo grazie all’export, il quale però continua a decelerare la crescita. Che gl’investimenti subiranno un’ulteriore contrazione, di circa il -1,7%. Che i consumi delle famiglie cresceranno di uno striminzito +0,5% (dopo aver fatto -1,3% nel 2018 sul 2017), nonostante un aumento del reddito disponibile dell’1.1%. Mentre a fine anno è attesa una diminuzione dei posti di lavoro praticamente in ogni settore produttivo. In compenso aumenteranno i depositi bancari, perché tutti viaggiano col freno a mano tirato. Ma gl’istituti di credito non sanno come impiegare i soldi raccolti a fini produttivi.

Insomma, quello che secondo il primo ministro Conte sarebbe stato «un anno bellissimo», sarà nella migliore delle ipotesi un’annata “pusillanime”. Stagnazione sull’orlo della recessione.
Ma che significherà questo per la provincia di Grosseto, che con la sua crisi demografica galoppante e il più basso livello di export regionale – che tiene a galla il resto della Toscana – già oggi è al di sotto di quasi tutti i parametri macroeconomici e occupazionali del fu Granducato?

Non c’è bisogno di fare uno sforzo inane. Le cose peggioreranno ulteriormente. Anche perché quest’anno, più di quanto non sia già emerso per il 2018, l’andamento della stagione turistica non promette nulla di buono. A prescindere dal quadro climatico infame di maggio.
I peggiori delitti maturano in estate. Proprio in questi giorni afosi, d’altra parte, a proposito di impatti destinati a produrre effetti nel futuro prossimo, sono tornate in auge due questioni irrisolte che stanno per arrivare a scadenza. E che incidentalmente hanno a che fare con qualche migliaio di posto di lavoro. Bene di per sé già abbastanza scarso.

Il governo ha escluso dagli incentivi Fer-1 la produzione di energia elettrica da fonte geotermica, e ora c’è un’attesa spasmodica per sapere come questa fonte rinnovabile verrà, se lo sarà, incentivata con il regime premiale del cosiddetto Fer-2. Enel Green Power, titolare fino al 2024 della concessione per lo sfruttamento della geotermia, ha subito bloccato la procedura di valutazione ambientale della nuova centrale PC6 a Piancastagnaio. Per nulla contenta del blocco del Fer-1 lo ha fatto sicuramente per fare la voce grossa, ma anche per due altri motivi legittimi. Deve modificare il progetto per ottemperare agli obblighi della nuova legge regionale sulla geotermia – che giustamente obbliga al recupero di almeno il 10% della CO2 immessa in atmosfera – e come ogni azienda chiaramente vuole sapere dove si va a parare prima di investire qualche decina di milioni. Se il Fer-2 non premiasse la geotermia, che il protocollo di Kyoto considera a tutti gli effetti una fonte rinnovabile, Enel Green Power non avrebbe alcun interesse ad investire. E tra Amiata grossetano/senese e zona geotermica tradizionale a cavallo tra le province di Pisa e Grosseto, sparirebbero in pochissimi anni 2.600 posti di lavoro tra addetti diretti e delle aziende fornitrici di Enel Green Power, più altri 1.400 di imprese fornitrici dei fornitori diretti. In altri termini, una tragedia per Monterotondo Marittimo, Montieri e Massa Marittima, ma anche per Santa Fiora e Arcidosso.
Rimanendo in zona Colline Metallifere, stavolta verso il mare, nella piana di Scarlino/Follonica, il problema è diverso ma rimane di politica industriale.

Come ha illustrato in un’interrogazione al Comune di Scarlino il capogruppo di opposizione Emilio Bonifazi, al massimo entro un paio d’anni si ripresenterà il problema dello stoccaggio dei “gessi rossi”, scarto di lavorazione del biossido di titanio prodotto dalla multinazionale Venator Spa. Se non si scioglie alla svelta il nodo di un nuovo sito di stoccaggio, visto il prossimo esaurimento dello spazio nell’ex cava di Montioni, Venator potrebbe non avere più interesse a rimanere in questo territorio. Eventualità che significherebbe una crisi produttiva e occupazionale drammatica. Tenendo conto dell’integrazione del ciclo di lavorazione col Gruppo Solmine, e del tessuto delle imprese fornitrici, andrebbe a spazzare via circa un migliaio di posti di lavoro buoni. Di quelli a tempo indeterminato e con contratto collettivo nazionale. Da almeno un anno, peraltro, girano successive bozze riservate di un protocollo d’intesa che dovrebbe definire come risolvere il problema. Impegnando istituzioni e azienda su obiettivi condivisi. Comprensibile che qualcuno sia intimorito da certo “ambientalismo catastrofico” (ascientifico), ma la paura non è mai una buona consigliera. Soprattutto perché offrirebbe comodi alibi alle aziende, nel non auspicabile caso volessero disimpegnarsi.

Tornando alle prospettive economiche per la chiusura del 2019, e allungando lo sguardo al 2020, il rischio concreto è che il trasversale immobilismo della politica – nazionale, regionale e locale – in combinato disposto all’intransigenza astratta dell’ambientalismo di marca apocalittica (not in my back yard) finiscano per aggravare la generale patologia economica che ammorba la provincia di Grosseto. Impoverendola ulteriormente e allargando la forbice della redditività tra lavoro di bassa qualità – la Cgil li chiama «lavoretti» – e rendita parassitaria (termine novecentesco).

Sarà dunque il caso di darsi una mossa? Anche per non trovarsi nella disgraziata situazione per cui all’ultimo tuffo, sull’onda dell’emotività e pressati dall’urgenza, tutti si ritroveranno a calare repentinamente le brache pur di conservare i posti di lavoro. Concedendo alle aziende, non importa quali, molto più del dovuto. Come si dice in Maremma: tutta roba «riveditoia».

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Il Giunco.net, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.