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“Sì Grosseto va avanti”, Confindustria: «Le sfide da affrontare tecnologia e infrastrutture»

SCARLINO – “Nel futuro della Maremma ci sono due sfide da vincere per puntare allo sviluppo: le infrastrutture e la tecnologia”. Per centrare l’obiettivo la strada è tracciata con l’unità d’intenti fra tutti i principali attori del territorio, raggiunta grazie alla piattaforma “Sì, Grosseto va avanti”, che per la prima volta ha messo insieme gli enti locali, tutte le associazioni di categoria e i sindacati per portare avanti una serie di proposte per lo sviluppo.

Un’unità d’intenti che la delegazione di Grosseto di Confindustria Toscana Sud ha voluto celebrare nella sua “Festa d’estate” al Marina Club del Puntone di Scarlino. Una giornata con due appuntamenti: prima la giunta di delegazione di Confindustria, poi il convegno “Dazi, Europa e innovazione tecnologica. Imprese e territorio di fronte alle sfide globali e organizzative” con l’intervento di Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente alla Bocconi School of Management, editorialista e opinionista (Corriere della Sera, Il Sole 24Ore, Radio24).

«Questo è l’inizio di un grande progetto di rilancio – è intervenuto il presidente della Provincia (e sindaco di Grosseto) Antonfrancesco Vivarelli Colonna dopo il saluto del sindaco di Scarlino, Francesca Travison -. Se riusciremo a tramutare in atti concreti l’unità che per la prima volta abbiamo raggiunto, superando le frammentazioni politiche e associative e creando una cabina di regia efficace, stavolta il problema del Corridoio Tirrenico sarà risolto. E non solo quello. Si sta compiendo una cosa importante, e il nostro impegno dovrà essere unito e univoco: ora ce la possiamo fare».

«È finito il tempo di guardare indietro, ora guardiamo avanti – commenta Riccardo Breda, presidente della Camera di commercio della Maremma e del Tirreno, che fin dall’inizio coordina la piattaforma -. Il significato di “Sì, Grosseto va avanti” è proprio questo. Essere tutti uniti è un’occasione davvero importante per questo territorio. C’è il supporto della Regione e della Provincia: lavoriamo tutti insieme affinché una volta tanto si dica sì, a partire da infrastrutture come il Corridoio Tirrenico. Perché di chiacchiere negli ultimi cinquant’anni ne abbiamo fatte tante e siamo stanchi».

«La sfida più grande è il Corridoio Tirrenico, perché è un’infrastruttura fondamentale per le imprese e per la comunità – sottolineano Francesco Pacini, presidente della delegazione di Grosseto di Confindustria Toscana Sud, con il direttore di Confindustria Toscana Sud, Antonio Capone, e il responsabile della delegazione di Grosseto, Giovanni Mascagni – ma non è l’unica. Perché l’impegno deve tradursi in azioni concrete quotidiane, nella vita di tutti i giorni, e le sfide che si pongono di fronte a chi fa impresa non sono solo locali o nazionali, ma mondiali, perché riguardano tutti. Nel nostro territorio talvolta soffriamo della sindrome di non sentirci sufficientemente attrezzati per competere, ma abbiamo tutte le capacità per misurarci. Il primo problema è la disoccupazione giovanile: altrove in Italia è al 40%, da noi solo uno su cinque è occupato. Questa è la realtà, apriamo gli occhi. E reagiamo».

«L’Italia – dichiara Carlo Alberto Carnevale Maffè, intervenuto in videoconferenza – non crede abbastanza in sé. Mentre il mondo apprezza i prodotti italiani, nel nostro Paese gli investimenti crollano. Con effetti deleteri sul lavoro, ormai diventato frammentato, temporaneo, disperso. E quando si investe, lo si fa nel modo sbagliato: macchinari e capannoni, anziché tecnologia. In provincia di Grosseto fate bene a pretendere che il territorio sia ben collegato: quella per le infrastrutture è una battaglia giusta, ma per vincerla servono i soldi e le previsioni per il 2020 non sono molto positive. Quello che certamente si può fare da subito è investire in tecnologia, fare sistema e connettersi: aperti si cresce, chiusi si muore. Ad esempio, la rete 5G è una connessione perfetta per chi fa impresa. Certo che bisogna costruire le strade, ma è importante anche abbattere i muri e attirare investimenti».

«Aprire il capitale, aprire la governance, aprire il prodotto o servizio, aprire l’organizzazione – continua e conclude il docente -. Basta con l’uomo solo al comando: apertura significa sviluppo, e non necessariamente in grandezza. Crescere a tutti i costi non è indispensabile, perché con la tecnologia le dimensioni non contano. L’importante è evitare l’isolamento: sono i dati il nuovo capitale, e vanno scambiati il più possibile. Lo sviluppo del software consente a tutti di crescere, cambiando il lavoro e i processi aziendali. Questo vale anche per chi fa prodotti semplici. E la tecnologia è a disposizione di tutti».

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