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Nessuna antenna per il traliccio: Comune a lavoro con esperti e tecnici per il nuovo piano

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GAVORRANO – Il traliccio della Finoria rimane senza antenne. Almeno per ora. La novità che cambia il presente e forse anche il futuro di Gavorrano è stata spiegata dal sindaco Andrea Biondi nell’assemblea pubblica di giovedì scorso nella biblioteca comunale del paese.

«Farò di tutto per non fare installare il traliccio alla Finoria» disse il primo cittadino Biondi non appena eletto, quando venne alla luce la concessione di un’area del parco della Finoria, con tanto di autorizzazioni comunali, per installare un impianto delle telecomunicazioni alto 42 metri. L’opinione pubblica nei confronti dell’amministrazione e della società concessionaria grossetana, Empire srl, si accese e anche tra le parti politiche le discussioni furono vivaci. Seguirono dibattiti pubblici, manifestazioni di protesta e prese vita anche un comitato. Il traliccio diventò “l’antenna della discordia”.

Oggi, dopo quasi un anno, sulla collina gavorranese, accanto al parco dei castagni, il traliccio domina il paesaggio ex-minerario perché la concessione aveva validità legale e il parco della Finoria era elencato nei siti idonei per la realizzazione di impianti delle telecomunicazioni all’interno del Piano delle antenne, redatto e approvato dalla precedente amministrazione Iacomelli nel 2014. Nonostante tutto, e una battaglia apparentemente persa, l’impianto tutt’oggi è vuoto e così, auspica il sindaco Andrea Biondi, resterà. Non solo, la strategia dell’amministrazione è quella di annullare le autorizzazioni e far smontare l’intero impianto.

Perché, mentre la concessione è legittima, l’affitto a terze aziende necessita di permessi che attualmente non sono state concesse. Non solo, la nuova giunta ha bloccato l’intero piano delle antenne e, con un pool di tecnici ed esperti, oltre a un percorso partecipato con i cittadini, sta elaborando un nuovo piano che regolamenta siti e impianti delle telecomunicazioni sul territorio comunale che includerà anche una simulazione  sull’elettromagnetismo. Il parco della Finoria nel nuovo piano non è previsto come sito, in quanto non era stato considerato nelle aree di sviluppo negli ultimi tre anni dagli operatori di telefonia mobile, che hanno l’obbligo di comunicarli agli uffici comunali entro il 31 ottobre di ogni anno.

Si procede quindi con il nuovo piano, non solo per trovare un’eventuale via d’uscita dal traliccio in questione, ma anche per intraprendere un percorso partecipato con i cittadini e preservare il paesaggio, dato che i piani comunali delle antenne devono seguire i piani di sviluppo della telefonia mobile nazionale e quello precedente richiede quindi comunque una revisione. Mentre gli operatori nazionali sono protetti dal decreto Gasparri e hanno diritto di installare i propri impianti, le società terze che a loro volta subaffittano un impianto, non sono tutelati da questa legge, se non operano su loro delega, come nel caso di Empire srl.

In poche parole; nel nuovo Piano comunale il parco della Finoria non è più considerato come sito idoneo e nel frattempo, con il vecchio piano bloccato, il traliccio già realizzato non potrà ospitare antenne terze di telefonia mobile, tanto da restare di fatto un semplice manufatto edile, pur avendo tutte le autorizzazioni per restare in quella posizione. Con questa strategia il primo cittadino auspica di poter costringere la società a mettere in discussione la presenza futura della struttura.

«In realtà Empire non sembra avere alcun titolo – spiega Biondi -, ma è stata trattata come un operatore di telefonia mobile nazionale. Stiamo per valutare un percorso legale che potrebbe condurre a richiede la nullità del contratto. Nei permessi il traliccio è considerato come infrastruttura di interesse nazionale secondo il decreto Gasparri e l’area è stata concessa su canoni secondo i parametri validi per gli operatori di telefonia mobile nazionale, ma Empire non è un operatore di telefonia mobile. Valuteremo di richiedere l’annullamento del contratto e/o del permesso a costruire non oneroso. In questo modo saranno costretti a smontarlo, ma è un percorso delicato e non servono colpi di testa, spesso richiesti, perché è mia ferma volontà non trascinare il Comune in dispendiosi contenziosi, nell’interesse della comunità».

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