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#tiromancino – Economia. Col revival delle seconde case, lo sviluppo è di pessima qualità

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07Almeno ora è tutto chiaro e non ci sono più equivoci. Chi governa Grosseto ha deciso di riesumare il modello di sviluppo economico basato sulle seconde case, in auge sulle coste della Maremma dagli anni 60 ai primi anni 2000. La novità, diciamo così, è che le seconde case si faranno nella periferia sud della città. Perché Principina e Marina sono sature, ed aggredire altra pineta è impossibile oltre che impopolare.

Ma questo è solo l’inizio, dal momento che, come ha detto l’assessore all’urbanistica Fabrizio Rossi in consiglio comunale, la scelta del Comune è «di disegnare lo sviluppo di Grosseto verso il mare e verso il Parco della Maremma» (Il Tirreno del 6 luglio, ndr). Fulcro dell’operazione di scardinamento di uno degli ultimi tabù che finora avevano impedito la definitiva cementificazione della piana agricola tra Grosseto e la costa, alcune varianti approvate a passo di carica per evitare l’entrata in vigore delle norme di salvaguardia il prossimo novembre.

I tecnicismi amministrativi e urbanistici non sono appassionanti. Il succo è che nella seduta di consiglio comunale di venerdì scorso, peraltro caratterizzata dal mutismo assoluto di scuderia dei consiglieri di maggioranza, è stato dato il via libera alla realizzazione di circa 350 fra appartamenti e villette, che saranno realizzati ai due lati di via Alberto Sordi e in un terreno a destra della provinciale, subito dopo le stalle di Fosso Martello. Probabilmente ci saranno strascichi in punta di diritto su osservazioni, controdeduzioni, valutazione ambientale strategica, oneri, dimensionamenti e quant’altro. Ma il senso di marcia è deciso. Prossima area sulla quale tenere gli occhi puntati, quella dell’ippodromo del Casalone. Scommettiamo che col nuovo Piano operativo (ex Piano strutturale, ex Piano regolatore) sarà proposta la “ricucitura urbanistica” – copertura ideale di ogni misfatto – di quella zona dall’area di via Alberto Sordi al margine di Gorarella? E che sempre con il nuovo Piano operativo si cercherà di spostare il confine urbano della città in direzione della costa. E si introdurranno norme tecniche di attuazione molto più lasche sul Territorio aperto. Con l’obiettivo di realizzare una “città diffusa” nella piana agricola verso il mare?

Comunque vada, chi governa ha diritto di fare le scelte. Ivi comprese quelle di resuscitare un modello di sviluppo economico obsoleto, che distrugge preziose risorse naturali e arricchisce pochi. Grosseto è da molto tempo ostaggio di un immobilismo culturale e politico, che la rende una città passiva e incapace di pensare, progettare e dare gambe a qualcosa di originale e innovativo. Il problema non è di questi ultimi anni, e riguarda trasversalmente tute le forze politiche, e i gruppi dirigenti dei corpi intermedi. Con poche isolate eccezioni. Fatale quindi che nell’estate del 2019 l’uovo di colombo per lo sviluppo della città dei prossimi anni, sia la proliferazione delle seconde case a vocazione balneare nella periferia a sud e ovest della città. Seconde case che, ovviamente, non saranno vendute ai grossetani ma a Italiani e stranieri ansiosi di vantare una residenza nella “Toscana del sud”. A due passi dal mare.

Fedele alla propria linea, il #tiromancino va oltre la polemica politica spicciola e butta nella mischia qualche provocazione.

A. Dietro quest’operazione – la scelta di puntare verso la costa con seconde case & affini – c’è evidentemente una regia. Ma l’impressione è che non si tratti di una elaborazione politica meditata da parte del Centrodestra diciamo istituzionale. Per l’accelerazione che l’ha caratterizzata è palmare che c’è un manipolo che ha deciso, e la truppa un po’ stordita che ha seguito. Il silenzio imbarazzato in consiglio comunale è la cartina tornasole.

B. I gruppi consiliari di Pd e Lista Mascagni a questo giro avevano visto le cose in anticipo, baccagliando in Consiglio comunale e sulla stampa sin dallo scorso febbraio. Non sono stati efficaci in termini comunicativi, ma soprattutto – sai che novità – è mancata all’appello la capacità di mobilitazione del Partito democratico grossetano. Un fantasma incapace di relazioni con la città. Talmente in apnea che nemmeno riesce a litigare. È un dato di fatto, non un giudizio morale o politico.

C. I Grillini: non pervenuti. Più che cinque stelle, la quint’essenza dell’inconsistenza. Altro dato di fatto.

D. L’ambientalismo ufficiale e quello comitatizio hanno dormito in cavezza. Appassionati a battaglie comode contro le bottiglie di plastica, l’abbattimento di tre pini e la puzza del digestato delle centrali a biomasse, manco si sono accorti delle festanti truppe della speculazione edilizia che si acquartieravano dalle parti di via Alberto Sordi. Per preparare i successivi attacchi al “territorio aperto”.

E. Negli ambienti dove si confrontano gl’interessi cittadini, tutti sapevano ma come da prassi nessuno s’è esposto. Ora c’è subbuglio e ci si chiede perché tanto sia toccato a così pochi, e poco a così tanti. Salvo successive compensazioni, perché gli affari sono affari, i malumori sono destinati a crescere.

F. A spanne. Grosseto è una città ferma sulle gambe, economicamente quasi in ginocchio. Demograficamente assopita, con la popolazione in invecchiamento accelerato. L’edilizia è un motore di sviluppo nel momento in cui c’è effervescenza economica, e risponde a una domanda residenziale o di attività produttive. Stanno per partire o sono in itinere tre o quattro grossi Piani attuativi del Piano strutturale in scadenza (Oliveto, via Senese, il Borgo 2, via Svizzera), e con le varianti approvate venerdì scorso il mercato sarà più che saturo. Cosa che, volenti o nolenti – considerata la bassa capacità di spesa, limitata a poche migliaia di persone – bloccherà almeno per i prossimi dieci-quindici anni il recupero edilizio e urbanistico di vaste zone degradate della città. Dal centro storico alla cerchia adiacente alle Mura medicee (zona via Tripoli, ad esempio), fino ad ampie aree di Barbanella, zona stazione, e via dicendo. La rigenerazione urbana è morta: se privilegi il nuovo e il consumo di territorio, penalizzi i processi di recupero edilizio e rifunzionalizzazione urbana. Risparmiandoti lo sforzo di sperimentare modalità innovative per intervenire dove è più difficile e costoso. Hai voglia a convegni.

G. Pare che il sistema ricettivo tradizionale non abbia compreso il pericolo che le seconde case in periferia, e poi in campagna, portano con sé. A rischiare di più sono gli alberghi e le strutture ricettive tradizionali. Già in affanno per l’assedio di AirBnb e HomeAway sulla costa, ora si profila uno scadimento generale della qualità del territorio rurale verso la costa che renderà sempre meno attraente questa porzione di territorio. Non è pessimismo cosmico.

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