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Biogas, Arpat: «Dal 2013 oltre 30 sopralluoghi: in dieci irregolarità segnalate»

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GROSSETO – «La normativa statale, contrariamente a quanto previsto per altri impianti ad impatto ambientale e/o igienico sanitario ben più significativo, come i depuratori delle acque reflue urbane o le installazioni soggette ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), non prevede lo svolgimento di controlli periodici/programmati sugli impianti per la produzione di energia elettrica da biogas di potenza termica nominale inferiore a 3 MW, mentre sono ancora in fase di studio gli indirizzi operativi in tal senso da parte della Regione» lo afferma Arpat parlando dei controlli sugli impianti a Biogas intorno alla città di Grosseto.

«Tuttavia, dal 2013, anno in cui sono iniziati i primi esposti da parte della cittadinanza con cui veniva riferita la presenza di cattivi odori in città, il Dipartimento ARPAT di Grosseto ha svolto complessivamente oltre 30 tra sopralluoghi nei terreni ove veniva effettuato lo spandimento del digestato a fini agrononici e controlli all’interno dei sette impianti a biogas autorizzati dalla Provincia di Grosseto ai sensi del D.Lgs 387/2003 (Autorizzazione unica energetica per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili)».

«Tale attività di controllo è stata svolta sia in autonomia, che in collaborazione con altri Enti di Controllo (Polizia Provinciale, ex Corpo Forestale dello Stato, Carabineri NOE, ASL). Nella maggior parte dei casi i controlli sono stati condotti a seguito di esposti ricevuti o direttamente da parte di ARPAT o dall’Autorità Giudiziaria, che ha poi disposto indagini delegate; alcune volte, invece, sono stati svolti di iniziativa dell’Agenzia. Dai controlli, in circa 10 casi, sono emerse situazioni di non conformità alle norma o ai contenuti dell’autorizzazione, che sono state segnalate all’Autorità Giudiziaria».

«Nei suddetti controlli non sono ricomprese le verifiche documentali svolte dall’Agenzia sugli autocontrolli inviati dai gestori degli impianti, che in alcuni casi hanno anche esse portato alla segnalazione alle Autorità competenti – prosegue la nota -. Si deve precisare altresì che gli impianti in questione non sono, ad oggi, soggetti ad autorizzazione (Autorizzazione Unica Ambientale, AUA) per le emissioni in atmosfera: è richiesto solo, ai sensi della parte quinta del testo unico ambientale (D.Lgs 152/06 e smi), il rispetto dei valori limite di emissione per i parametri : COT, CO, NOx e composti inorganici del cloro sotto forma di gas o vapori».

«Infine, per quanto riguarda le polveri emesse, argomento che è stato anch’esso oggetto di alcuni articoli apparsi sulla stampa locale, si deve precisare che non rappresentano un parametro significativo per questa tipologia di impianti, in cui è presente un motore a combustione interna alimentato a biogas, tant’è che la legge, sia quella nazionale, che quella regionale, non fissa valori limite di emissione per questo parametro».

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