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#tiromancino – Grosseto città culturalmente vivace. Ma senza un’anima

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GROSSETO – Imbattersi per caso su facebook in un video ASMR surreale e contagiosamente divertente di Grosseto Wave,  protagonista l’attrice doppiatrice mancianese Cristina Garosi, e pensare che Grosseto è in fondo una città culturalmente vivace è stato un tutt’uno. Le sinapsi hanno immediatamente collegato ipotesi che frullavano in testa già da un po’. Ma che non trovavano la propria compiutezza.

Naturalmente non avevo la benché minima idea di cosa fossero i video ASMR (Autonomous sensory meridian response) – sono troppo agée – ma mi sono tolto la voglia. La rete ha una sconfinata aneddotica pseudoscientifica su questo fenomeno di costume molto cult e molto pop fra gli youtubers. Tuttavia quel video, nella sua stralunata ironia, è solo un pretesto per parlare dell’effervescenza creativa e culturale che il capoluogo maremmano sembra attraversare da qualche tempo a questa parte.

La narrazione mainstream a Grosseto, peraltro, rimanda a una città in preda alla noia, piatta e scevra di stimoli. Impaniata in un grigio tran tran di assenze (manca tutto), recriminazioni (quel che c’è fa schifo) e allusioni (a quel che ci sarebbe da fare e vedere in altri lidi).

Oddio, onestamente, a uscire la sera dopocena, dal lunedì al giovedì almeno, la sensazione è di vivere in una terra di nessuno. Popolata più di fantasmi e controfigure che di persone in carne ed ossa. Manco fosse una specie di “Area 51”, il misterioso e supersegreto compendio militare statunitense nel bel mezzo del deserto del Nevada.

Tuttavia questa è solo la superficie delle cose. Non bisogna confondere infatti l’assenza di una movida strutturata durante la settimana con l’anestesia intellettuale. Perché nel rispetto della migliore tradizione della provincia profonda, il fuoco cova sotto la cenere. E a ben guardare ci sono all’opera tante energie e intelligenze. Magari poco evidenti, poco valorizzate e per nulla in rete fra loro. Ma ci sono.

La galleria “eventi” de ilGiunco.net o le pagine dedicate a spettacoli e cultura dal Tirreno sono un buon indicatore di questa vivacità di produzione culturale. Praticamente ogni giorno della settimana, in città ci sono almeno due tre cose da vedere. Alle quali si aggiungono quelle in giro per la provincia, a partire dalla storicamente effervescente Follonica. Appuntamenti fra i più disparati: dalle presentazioni di libri alle conferenze a tema; un evergreen. Dai concerti più o meno underground alle mostre d’arte. Dalle proiezioni alle performance. E chi più ne ha, ovviamente, più ne metta.

Ne danno buona testimonianza, senza fare torto ai tanti impossibile a citare, i creativi di Grosseto Wave, come detto, o realtà culturali come l’associazione Kansanssìti, il Collettivo Bianciardi 2022, i writers (graffitari) e l’Archivio fratelli Gori. Oppure realtà come l’Isgrec (istituto storico grossetano della resistenza e dell’età contemporanea), impegnato in una copiosa attività di ricerca e divulgazione storica, le fondazioni Grosseto cultura, Bianciardi e Atlante, ognuna coi propri filoni culturali. Associazioni come Storie di cinema, che organizza da anni la Scuola di cinema/laboratorio per filmakers, Accademia del Buon canto o scuole musicali come Clan della Musica e Rockland. Istituzioni pubbliche come Clarisse Arte, o eventi tipo La Città visibile. Per passare al mecenatismo di istituti di credito come Banca Tema, alla promozione di artisti fatta dalle gallerie Eventi e Il Quadrivio. E naturalmente tutto il vasto mondo delle compagnie teatrali amatoriali e professionali, cui fa da alter ego l’altrettanto ramificata scena musicale. Animata da moltissimi ottimi musicisti.

Un fenomeno a sé stante è poi quello della massiccia presenza in città di librerie, sei delle quali concentrate nel piccolo centro storico, ultima arrivata Giunti al Centro. Che fanno a gara nel promuovere presentazioni di libri con gli autori, corsi di scrittura e lettura. Interpretando con dinamismo il ruolo della libreria di prossimità. Evidentemente una città di lettori, alla quale fa a sua volta da contraltare quella dei numerosi scrittori, spesso anche animatori culturali, che sono anche promotori di premi letterali e manifestazioni culturali di nicchia. Infine, da ricordare il ruolo significativo di soggetti più tradizionali come i musei.

Insomma per una realtà di appena 82.000 abitanti, in evidente crisi d’identità ed economicamente stagnante, le cose non vanno poi così male. E a volerlo fare, anche tenendo conto che non tutta l’offerta culturale ha una qualità accettabile, ci sarebbe di che togliersi diversi sfizi. Avendo anche la possibilità tra la primavera e l’autunno di cogliere molte opportunità in provincia, dove da qualche anno si stanno consolidando realtà culturali di assoluto rispetto.

Grosseto per quanto vivace, tuttavia, rimane una città priva di un’anima, troppo frammentata in tante isole autoreferenziali. Nella quale non s’intravede una vocazione culturale e una capacità organizzativa che la distingua. Che sappia fare da traino alle diverse componenti del variegato mondo della cultura e della creatività. Mancherebbe poco per fare il salto di qualità, a dire il vero. Bisognerà, prima o poi, che qualcuno ci provi seriamente.

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