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#tiromancino – Nuvole nere sul turismo in Maremma. Con troppi a dormire in cavezza

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GROSSETO – Questo #tiromancino proverà a parlare di turismo in modo eterodosso. Nell’autolesionistico tentativo di capire come in Maremma si guarda all’industria turistica, che presumibilmente dovrebbe essere uno degli assilli principali dei decision makers – politici e non – considerato che direttamente, o meno, il settore dà da mangiare a qualche decina di migliaia di persone.

A sollecitare questa riflessione la fortuita (e fortunata) partecipazione a una delle giornate di “Join Maremma Online” (Jmo), workshop su reti aziendali e di persone per promuovere e ragionare sul turismo in provincia di Grosseto, con uno sguardo «aperto ai venti e ai forestieri». Appuntamento di vaglia organizzato in collaborazione con il portale della galassia Travel appeal “Officina Turistica” dall’eclettico Robi Veltroni, attualmente direttore di Hotel Bastiani e Roccamare Resort, ma in questo caso nella veste di illuminato gran maestro dell’hotellerie internazionale.

Prima considerazione. I due giorni all’Hotel Airone sotto gli auspici di Simona Tozzi, nevrile consigliera di Federalberghi Toscana, sono un’eccellente occasione per ascoltare relatori di livello, gente che ha una visione dei temi inerenti il turismo, prima ancora che una competenza tecnica. Detto in altre parole, uno di quegli appuntamenti ai quali farebbe molto figo esserci, e per i quali, magari, non si esiterebbe a dilapidare 4-500 euro di contributo d’iscrizione……..fosse organizzato nell’esotica Milano. Non a Grosseto, in via Senese, a prezzi tra i 56 e i 99 euro a persona, ahinoi!

Perché quello che saltava agli occhi, rimanendo incollati alla sedia ad ascoltare ad esempio uno come il sociologo Vincenzo Moretti – che cura il blog #lavorobenfatto sul portale Nòva del Sole24Ore – era l’assenza ingiustificata e ingiustificabile ad esempio degli assessori al turismo dei Comuni della Provincia di Grosseto. Evidentemente tutti in tutt’altre faccende ben più importanti affaccendati, ché ascoltare gente in grado di darti sollecitazioni e visioni. Ma non solo la loro, di assenza. Perché fra i 110 iscritti al workshop, di cui fortunatamente diversi studenti dell’Alberghiero, troppo pochi erano anche dirigenti di strutture ricettive, responsabili della comunicazione, funzionari pubblici e titolari della vasta galassia delle attività riconducibili al turismo. Un bel problema per una comunità come la nostra – ah, il deficit di classe dirigente diffusa! – che di capire in quale direzione vada il turismo dovrebbe preoccuparsi per statuto costitutivo.

Perché fossero stati presenti, gli autarchi della programmazione turistica, avrebbero per lo meno avuto di che preoccuparsi ad ascoltare le poco rassicuranti considerazioni di Antonio Pezzano, membro del comitato scientifico di Jmo e analista consulente per la creazione di valore economico nei progetti turistici. Il quale, dati statistici alla mano, ha sostanzialmente spiegato che da più di dieci anni a questa parte la Maremma del turismo non riesce ad aumentare la propria quota di mercato nel segmento della domanda turistica balneare che riguarda la Toscana. Che è per l’appunto il suo elemento di forza, essendo riconducibile ad essa ben oltre il 50% degli arrivi sul nostro territorio.

Un dato preoccupante, tanto più che a fronte della stabilità delle presenze dei turisti italiani – dal 32 al 34,6% del turismo balneare toscano, a seconda degli anni – si manifesta una flessione nel tempo degli stranieri. Che passano dal 25 al 22% delle presenze balneari regionali, già in quota minore rispetto ad altre aree della regione, nonostante in termini aggregati essi continuino in Toscana a privilegiare le destinazioni costiere rispetto alle città d’arte; anche se di poco. Gli stranieri, peraltro, sono turisti a maggior capacità di pesa pro-capite rispetto agli italiani. Un trend poco edificante, cui vanno aggiunti due elementi altrettanto critici: la riduzione in pochi anni di un giorno della permanenza media nelle strutture ricettive, e il parallelo aumento dei posti letto. Il che significa che mediamente c’è una maggiore offerta di accoglienza con un minore tasso di utilizzazione delle strutture.

Secondo l’interpretazione di Pezzano questa stasi del turismo maremmano è sostanzialmente dovuta al fatto che in provincia di Grosseto non esiste una vera e propria industria del turismo, con strutture ricettive troppo piccole e frammentate, oltre a una bassa capacità di lettura dei cambiamenti nei comportamenti turistici globali. Deficit che ci rende poco competitivi sul piano internazionale, in comune con il sistema Paese, rispetto ad altre destinazioni simili in Spagna, Croazia, Slovenia Grecia o Tunisia.

D’altra parte, che nell’aria ci sia apprensione per la stagione prossima ventura, lo testimoniano i molti commenti preoccupati al deludentissimo andamento dei recenti ponti compresi tra Pasqua e 1° maggio. Che un po’ in tutta la provincia, quanto a presenze, hanno fatto registrare un bel flop.

join Maremma Online, però, ha offerto fra i tanti, anche altri stimoli. Come quello di Lorenzo Canova, professore a contratto di sociologia del turismo e dirigente del Mibact, che ha fatto un excursus su come cinema, fiction televisive e prodotti audiovisivi possano diventare un potente elemento indiretto di traino per il turismo, solo che si riesca a creare una relazione positiva tra territorio, operatori turistici e produzioni cinematografiche. Com’è avvenuto con la fortunata serie de “I Medici”, dedicata alla saga della celebrata famiglia del rinascimento fiorentino, e come sta per avvenire con la fiction dedicata a Leonardo Da Vinci. Concludendo poi il proprio intervento con un richiamo all’ultimo libro del maremmano Sacha Naspini – Le case del malcontento, Edizoni e/o – che presto sarà traslato in una serie televisiva, oltre ad ispirare la pubblicazione di un disco, che secondo Canova potrebbe portare molto bene alla reputazione turistica della Maremma. Naturalmente a patto che su questa ipotesi di creare un link sentimentale/reputazionale tra un libro, una serie televisiva e un territorio, si lavori con professionalità a uno story telling adeguato all’obiettivo.

Insomma, tirando le somme. Il turismo maremmano sembra una miniera d’oro le cui vene più ricche e profonde sono ancora decisamente poco sfruttate. Ci sono comunque professionalità e intelligenze che si muovono in ordine sparso. E ci sono occasioni d’incontro e di confronto come Join Maremma Online, che se fossero utilizzate al meglio contribuirebbero ad alzare il livello e migliorare la competitività. Speriamo che qualcuno un po’ più vispo della media prima o poi se ne accorga.

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