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#tiromancino – Bello il nuovo blocco del Misericordia. Ma un ospedale non fa primavera

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I 54 pazienti chirurgici o in trattamento all’Utic trasferiti sabato scorso nel nuovo blocco dell’ospedale Misericordia a Grosseto, sono un motivo serio per festeggiare con lo spumante buono. Perché se c’è una cosa di cui andare orgogliosi in questo malconcio Paese, quella è la sanità pubblica universale. Conquistata grazie alla riforma epocale che quarant’anni fa si lasciò alle spalle l’iniquo sistema assistenziale basato sulle mutue private e professionali, per passare al Servizio sanitario nazionale. Che garantisce una copertura di qualità ai bisogni di salute di tutti, indistintamente e a prescindere dal portafogli. Non a caso l’Italia, sempre nelle posizioni di retroguardia in ogni graduatoria mondiale su servizi pubblici e competitività, è stata fino ad oggi fra i Paesi con la migliore sanità sul piano internazionale. Con indici di efficienza ed efficacia che mettono all’angolo le migliori sanità private.

A rendere bene l’idea del valore intrinseco della sanità pubblica è stato il presidente della Regione, Enrico Rossi, in occasione dell’inaugurazione/open day della nuova ala, lo scorso 13 aprile. «In passato – ha raccontato alle tante persone intervenute per vedere nuovi locali e attrezzature – mi è capitato di dire che la sanità pubblica è un atto disinteressato di generosità che i cittadini regalano alla comunità attraverso il versamento delle tasse». Aggiungiamo: nel Paese dell’evasione fiscale è un atto di generosità “eroica” di quelli che le tasse le pagano, consentendo di usufruire delle cure vitali anche a quelli che le evadono sistematicamente.

I 20.000 metri quadrati del nuovo blocco – con 120 posti letto, 8 sale operatorie, sala gessi, 3 sale per chirurgia ambulatoriale e 3 per angiografia, emodinamica ed elettrofisiologia – danno una migliore configurazione all’intero ospedale provinciale della Misericordia. Che oltre ad avere nuovi spazi e attrezzature mediche di ultima generazione, potrà riutilizzare le zone liberate nel vecchio blocco ospedaliero per ampliare i servizi sanitari, e renderli più confortevoli. Di questo salto di qualità, quindi, va dato atto alla Regione Toscana, che a Grosseto come in quasi tutti i capoluoghi di provincia toscani è riuscita nell’ultimo decennio ad ammodernare i plessi ospedalieri. Nonostante questi stessi anni siano stati i più difficili dal dopoguerra sia per l’impatto generale della crisi economica, sia per la conseguente difficoltà della finanza pubblica. Che a sua volta ha prodotto il più drastico taglio di trasferimenti di sempre alla sanità pubblica. Cosa di cui, ovviamente, si avvantaggiata quella privata. Il cui trend di crescita è accelerato proprio negli ultimi anni.

Anche per questo bisogna avere chiaro che la narrazione tossica (e interessata) che la sanità pubblica sia peggiore di quella privata è un ritornello da smontare. Perché – e non dovrebbe, almeno apparentemente, essere difficile da capire – è del tutto evidente che il servizio pubblico salva la pelle a tutti, a prescindere dallo status sociale, così come, legittimamente, che la sanità privata si orienta sulle nicchie di cura più redditizie economicamente. Molto spesso usufruendo di convenzioni pagate coi soldi pubblici, specialmente là dove il servizio pubblico è poco efficiente.

Tutto bene allora? Dobbiamo limitarci allo scambio di pacche sulle spalle per la nuova ala dell’ospedale e passare oltre? Soddisfatti e compiaciuti della retorica sulla bontà indiscutibile del servizio sanitario pubblico?

Manco per niente. Perché, parafrasando il noto proverbio, un ospedale (da solo) non fa primavera. Se edifico e attrezzature non sono integrate da una serie di altre componenti, ineludibili in un sistema integrato che funzioni davvero.

Guardando alle difficoltà del sistema sanitario maremmano, che s’inquadrano in quelle dell’area vasta Toscana sud e della sanità regionale nel suo complesso, il nuovo direttore generale Antonio D’Urso e il suo staff dovranno mettere le mani su almeno tre questioni. E lo dovranno fare alla svelta perché i problemi sono sul tavolo da troppo tempo.

Il primo tema da affrontare è quello della medicina territoriale, che in una provincia come la nostra vale doppio. Certo il Misericordia potenziato è una garanzia per tutti: già oggi macina 13.000 interventi chirurgici all’anno, di cui 400 con la chirurgia robotica, e in prospettiva grazie al nuovo blocco le cose miglioreranno velocemente. Ma se ti operano e ti spediscono a casa entro pochissimi giorni, e dove vivi hai un’assistenza domiciliare o territoriale inadeguata ai bisogni di salute, il rischio è di “giocarsi il cacio vinto”. Sai in termini di efficacia che di consenso sull’operato della sanità nel suo complesso.

Tutto questo non chiama in causa solo l’assistenza domiciliare (integrata o meno), ma anche il ruolo delle Case della salute come poli intermedi di erogazione di servizi e della medicina territoriale. Il fatto è che non solo assistiamo a ritardi eccessivi nella realizzazione delle Case della salute, ma a naso il problema sta in cosa ci starà dentro. Il rischio evidente è che diventino semplici contenitori pubblici di studi di medici di medicina generale, senza rispondere ai reali bisogni delle persone e ai criteri di presa in carico effettiva dei pazienti rispetto all’organizzazione complessiva del sistema sanitario. Ogni settore ha le sue corporazioni, ed è abbastanza evidente che rispetto ai nuovi assetti ci sono forti resistenze.

C’è poi un problema di ricambio del personale. Sono di queste settimane le polemiche in giro per l’Italia per la mancanza di nuovi medici per sostituire quelli che andranno in pensione. È evidente che bisogna porsi per tempo il problema di avere altre qualificate professionalità per sfruttare a pieno il un nuovo blocco ospedaliero.

Last but not least. Nella sanità pubblica in generale, e quindi anche in quella grossetana, c’è un problema che riguarda la qualità dell’accoglienza e della presa in carico non strettamente clinica dei pazienti ricoverati. Maleducazione e scarsa attenzione ai bisogni di assistenza non sono episodi poi così infrequenti. Un aspetto sottovalutato, perché quello medicale prevale, ma che ha un impatto notevole sia sulla qualità della vita delle persone che sulla reputazione del sistema sanitario pubblico.

Concluso il nuovo blocco ospedaliero, è arrivato il momento di cambiare passo anche su questi aspetti. Per il bene di noi tutti e del servizio sanitario pubblico. Che ci preme.

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