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Ugl: «Non si può chiudere il carcere prima di averne uno nuovo»

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GROSSETO – «Grosseto ha già dato anche troppo» lo affermano il segretario generale confederale dell’UGL Toscana, Giuseppe Dominici e il vicesegretario Fabio Bogi. «Negli ultimi tempi Grosseto si è vista “rubare” la Centrale del 118, portata a Siena quando a Grosseto vi era una location fatta su misura; l’Azienda di trasporti portata di fatto ad Arezzo, così come la raccolta rifiuti portata a Siena; ora dobbiamo prendere atto dell’intenzione di chiudere anche la casa circondariale per la sua non più rispondenza alle attuali normative in merito».

«Pensano soltanto all’applicazione delle nuove leggi senza preoccuparsi delle ricadute negative sull’occupazione e quindi posti di lavoro che si vengono a perdere sul nostro territorio, oramai allo stremo. Questo non significa che bisogna continuare fuori dalle regole, ma come ha già denunciato l’onorevole Mario Lolini e la FSP provinciale, anche l’UGL è d’accordo che sia corretto mettere questo tipo di strutture in zone periferiche e non nei centri storici, ma chiediamo che prima si costruisca il nuovo carcere, poi si chiuda il vecchio, magari andando a recuperare immobili già dello Stato in disuso come ad esempio l’ex deposito di artiglieria, dando così continuità di lavoro ai circa 50 dipendenti che attualmente lavorano nella struttura, non sottovalutando che alcuni di essi già sono “vittime” dello stesso gioco “chiusura del carcere di Pitigliano” e che ne stanno pagando le spese. Tale operazione comporterebbe inoltre anche nuove possibilità di lavoro per le imprese del nostro territorio».

«La città di Grosseto non può essere privata del Carcere in quanto sede di altre strutture come Tribunale e Procura della Repubblica direttamente collegate ad esso ed ogni altra soluzione porterebbe ad un aumento di costi e di disagi per chi vi lavora – continua la nota -. Apprezziamo la decisione presa oggi in Prefettura alla presenza delle Istituzioni Centrali e Locali in cui si è rimandata ogni decisione al prossimo incontro e continueremo a batterci su tutti i tavoli governativi affinché venga “congelata” la decisione e siano valutate tutte le alternative atte a scongiurare perdite di posti di lavoro».

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